Cronaca / Soldi

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Cava de’ Tirreni, denunciati sette dirigenti di un istituto di credito


Cava de’ Tirreni, denunciati sette dirigenti di un istituto di credito
29/03/2011, 10:03

Nell’ambito di delicate e complesse indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura della Repubblica di Salerno, i militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Cava de’ Tirreni hanno contestato a sette dirigenti di un istituto di credito i delitti di “usura bancaria” e “appropriazione indebita”.
La vicenda trae origine da una denuncia presentata da un imprenditore locale alla Guardia di Finanza di Cava de’Tirreni per comportamenti bancari, presunti irregolari, adottati da un istituto di credito nei suoi confronti, quale rappresentante di alcune società operanti nel settore informatico, tanto da aggravarne la difficoltà economica anche in virtù del personale inserimento nelle “centrali di rischio”, pregiudicando qualsiasi operazione finanziaria che avesse voluto effettuare.
I militari hanno provveduto, sotto la titolarità dell’Autorità Giudiziaria, ad identificare la catena di responsabilità e ad effettuare i preliminari ed opportuni riscontri, in un percorso investigativo al quanto tortuoso e articolato, caratterizzato da acquisizioni di documenti bancari per un arco temporale di oltre dieci anni, sia presso la filiale che la sede centrale dell’istituto.
L’accertamento tecnico contabile, supportato da idonea perizia, acclarava lo “sforamento” dei limiti normativi nell’applicazione degli interessi nella gestione del credito da parte della banca, tanto da comportare la c.d. “usura bancaria”, ovvero il superamento dei tassi “soglia” (“usura oggettiva”) anche fino all’82% in alcuni periodi e un superamento dei tassi “medi” (c.d. “usura soggettiva”) pubblicati in G.U. anche fino al 3,85%, sempre in alcuni periodi, equivalente ad un incremento anche del 38% della media dei tassi applicati dalle altre banche negli stessi periodi.
Nel corso dell’attività è emersa anche la condotta di un dirigente di banca che, confortato dai suoi superiori, trascurando le proprie responsabilità, fino ad arrivare al dispregio dei diritti del singolo, non concedeva inspiegabilmente al denunciante avente diritto la restante somma di denaro risultante da una compensazione tra crediti e debiti tra le parti, determinando un ingiusto profitto per l’istituto di credito, arrogando così allo stesso una posizione autoritaria ben oltre le norme vigenti. Per tale atteggiamento il dirigente si è reso responsabile di “appropriazione indebita”.
Siffatto comportamento genera nell’opinione pubblica il convincimento che il cittadino è impotente, non tutelato, e che non può disporre dei propri “soldi”.
La presente controversia, per come si è evoluta, ha ristabilito nel denunciante la percezione di una maggiore garanzia dei propri diritti ed una convinta fiducia nelle Istituzioni e nei confronti della Guardia di Finanza, attraverso l’operato dei suoi militari.
La vittima ha potuto così formulare regolare domanda di accesso al “Fondo di solidarietà per le vittime di richieste estorsive e dell’usura”.

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di Redazione
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