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“Disastro antropologico: fermiamoci in tempo”

Cei: “Indignati, ma comunque pacati”

Monsignor Crociata invoca “l’equilibrio di giudizio”

Cei: “Indignati, ma comunque pacati”
28/01/2011, 15:01

Nella posizione dei vescovi italiani riguardo all'inchiesta giudiziaria che coinvolge il premier, “non c'è contrapposizione tra l'indignazione e la pacatezza”. A sottolinearlo è il segretario generale della Cei, Mariano Crociata, che specifica come la pacatezza debba riguardare le modalità con cui si affrontano e si presentano i problemi che indignano. Il numero due della Cei ritiene infatti che sia troppo comodo e facile “indignarsi senza coinvolgersi”: si finirebbe, infatti, ad essere solo spettatori, inciampando così nella pretesa “di giudicare dall’alto” o “chiamandosi fuori, in uno sforzo di solidarietà che coinvolge tutto e tutti”. Dal monsignore Mariano Crociata, dunque, arriva l’invito “alla pacatezza e all'equilibrio”, per mettere fine al “clima di rissa continua, di tensione costante e di conflittualità permanente” che si registra nella vita pubblica del Paese. “Tutti dobbiamo sentirci interpellati – secondo il numero due della Cei - da chi ha le più alte responsabilità istituzionali al cittadino che deve pagare le tasse”. Ma finché la ricerca del bene del Paese “viene piegata, strumentalizzata e dunque rimane tacciabile di essere difesa di parte, credo che diventi difficile prendere in mano la situazione”. Il segretario della Conferenza episcopale italiana denuncia dunque il pericolo di un disastro antropologico nel Paese, e invita a fermarsi in tempo: in un clima, che per ragioni oggettive, diventa sempre più teso, bisogna mantenere “equità di giudizio” al fine di evitare che si compiano passi “sulla spinta dell'emozione e prevalgano atteggiamenti non adeguatamente ponderati”. Sono dunque forti i toni dell'appello lanciato dal segretario generale della Cei, che invita “a superare le risse, le guerre di tutti contro tutti”, senza cadere in “partigianerie”.

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di Antonio Formisano
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