Cronaca / Curiosità

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La tradizione è tradizione

Cena di Natale: crisi sì ma all’”abboffata” non si rinuncia

Molto più apprezzati i prodotti italiani

Cena di Natale: crisi sì ma all’”abboffata” non si rinuncia
24/12/2012, 14:05

Il Natale ed il  Capodanno sono, per la maggior parte degli italiani, anche l’occasione di fare una bella scorpacciata.

Nonostante la crisi dunque gli italiani, che hanno rinunciato a tante cose,  anche quest’anno, seppure con un tono minore, non rinunceranno ai famosi cenoni.

Quello che cambia è la spesa anche se la festa in tavola con i propri cari costerà circa il 5% in più secondo una stima Codacons che sottolinea nel reparto alimentare un generalizzato aumento dei listini, con veri picchi a due cifre per i prodotti ittici come la trota (+13,3%) o come le arance 'tarocco' (+34,6%)".

Ad esempio per una cena di 8 persone a casa si spenderanno circa 248 euro, ovvero 12 euro in più rispetto all'anno scorso.

Ma il clima natalizio non si lascia avvincere nemmeno dai rincari e un’analisi della Coldiretti/Swg ha scoperto che il 40% degli italiani passerà dalle 3 alle 5 ore davanti ai fornelli per la preparazione dei piatti da portare in tavola.

Positiva la stima dei prodotti italiani che saranno scelti dal  59%, di cui un 23% locali o a chilometri zero e l'11% prodotti biologici, mentre un 18% guarderà alle offerte e al basso prezzo.

Un’interessante  ricerca del MedEatResearch dell’Università Suor Orsola Benincasa ha svelato usi e costumi del natale gastronomico in Campania e nel Sud puntando anche sulle tipicità gastronomiche presenti sul presepe.

L’indagine si è svolta su un campione di tipo qualitativo, con una forte rappresentanza degli artigiani del presepe di San Gregorio Armeno. Testimoni privilegiati degli usi e costumi natalizi del Sud. Dall’analisi è emerso come la crescente valorizzazione della dieta mediterranea (nel 2010 proclamata dall’Unesco Patrimonio immateriale dell’umanità) stia influenzando la gastronomia natalizia campana. A casa come sul presepe.

 Dalla ricerca emerge, inoltre, come sia a tavola che sul presepe sono presenti alcuni dei prodotti tipici più rappresentativi della Campania e dell’intero Mezzogiorno. La new entry è la fresella nella sua versione campana o pugliese. I friarielli più gettonati sono quelli sono coltivati nell'afragolese, nella fascia appenninica delle province di Avellino e Benevento), nell'agro nocerino-sarnese e nella piana del Sele in provincia di Salerno. Marchi di garanzia sono le alici sotto sale del Cilento (presidio Slow Food) e il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP”. Particolarmente variegata la provenienza della frutta secca: Sicilia, Puglia, Calabria e Campania.

Sinonimo di festa è sicuramente anche un buon brindisi, Lamberto Vallarino Gancia, , presidente e ad Gancia Spa e rappresentante della quinta generazione della famiglia che possiede la Gancia fin dalla sua fondazione nel 1850, ha dichiarato: "Indubbiamente la crisi c'è ma durante queste festività natalizie saranno consumate almeno 80 milioni di bottiglie di spumante, il 70% circa delle 120 milioni di bottiglie consumate annualmente in Italia".

 

 

 

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di Simona Buonaura
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