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La crisi ha colpito il Sud più che il Nord

Censis: un milione di famiglie in povertà alimentare


Censis: un milione di famiglie in povertà alimentare
04/12/2009, 10:12

ROMA - E' stato reso noto l'ultimo bollettino del Censis sulla situazione economica italiana. E i dati mostrano come la crisi economica e l'ignavia del governo in questo campo stiano profondamente cambiando le abitudini di una popolazione che ormai è costretta a fare economia su tutto.
Il primo dato significativo è che ci sono un milione di famiglie in regime di povertà alimentare, cioè che non riescono a comprare cibo a sufficienza per tutto il mese. E' un valore pari al 4,4% delle famiglie italiane, ma con enormi disparità tra nord e sud: Veneto, Toscana, Lazio, Trentino Alto Adige contengono questa percentuale al di sotto del 3%; ma quando si scende al sud la situazione peggiora, con le regioni e le due isole che hanno valori che vanno dal 6% al 10%. Ma anche chi non si trova in questa situazione, è stato costretto a cambiare modo di acquistare generi alimentari (lo dichiara l'83% degli intervistati; il 7% dice che ha dovuto cambiare molto). Il 40% si è limitato a tagliare gli sprechi, ma una identica percentuale ha dovuto cominciare ad acquistare puntando ai prezzi più convenienti. Il 15% degli intervistati ha dovuto addirittura ridurre la quantità di cibo acquistato (detto in altri termini, sta facendo la fame, ndr), mentre il 18% acquista basandosi sul low cost, magari sui mercati "a chilometri zero".
Altri ancora hanno rinunciato ad andare in macchina per risparmiare (35%) mentre l'11% ha rinunciato alle sigarette (e chi conosce qualche fumatore o lo è, sa bene di che pesante sacrificio si tratta, dato che la nicotina provoca tossicodipendenza, ndr).
Nonostante questo, aumenta la percentuale di chi non riesce ad arrivare a fine mese (28,5%) senza un aiuto esterno. Aiuto che può provenire dai risparmi accumulati in passato (41%), dal posticipare alcuni dei pagamenti, magari utilizzando la carta di credito (22%); ma anche dalla generosità di amici o parenti (10%) oppure indebitandosi con le finanziarie (9%). In qualche caso, si cerca l'aiuto del negoziante disposto a fare credito (5,8%).
Ma a preoccupare continua ad essere il lavoro: dall'inizio dell'anno si sono persi 760 mila posti di lavoro, divisi abbastanza equamente tra nord e sud (naturalmente il dato non considera coloro che hanno perso un lavoretto al nero, cosa da considerare soprattutto al sud). Oltre a costoro ci sono altre 310 mila persone che nel periodo in cui si sono svolte le interviste erano momentaneamente senza lavoro e 415 mila che lavoravano per meno ore del solito, perchè erano in cassa integrazione o in mobilità. Ma quest'ultimo gruppo è concentrato al nord, e anche questo spiega perchè al nord, tutto sommato, le cose vadano ancora bene. Ma al sud, quanto tempo resisterà la gente, prima che mense er i poveri o aiuti di organismi no profit o della Chiesa non ce la facciano più a sostenere questa economia di sussistenza?

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di Antonio Rispoli
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