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I professionisti del settore, 'esiste già un controllo'

Censura sulla pubblicità, se ne discute alle Attivita' Produttive


Censura sulla pubblicità, se ne discute alle Attivita' Produttive
18/02/2009, 19:02

E’ il caso di dirlo, la Relish ha fatto scuola. Non solo ha creato una bufera per le accuse di aver leso l’immagine della donna, ma ha portato ad uno scossone che potrebbe ripercuotersi, a Napoli, sull’intero sistema della regolamentazione pubblicitaria.

L’ipotesi da parte dell’Amministrazione di regolamentare i contenuti dei cartelloni pubblicitari è stata al centro della discussione in Commissione Attività Produttive. A dire il vero, si tratta più di una decisione che di una ipotesi: su un comunicato del 31 gennaio sul sito del Comune di Napoli si legge infatti che “è stata data disposizione a tutti gli agenti pubblicitari di sottoporre preventivamente alle valutazioni degli uffici comunali i bozzetti delle campagne pubblicitarie per evitare iniziative che possano risultare lesive della dignità della persona umana”.

In apertura della discussione, il presidente Federico Alvino ha spiegato che occorre fare un chiarimento sulla situazione della regolamentazione pubblicitaria a seguito di alcuni cartelloni considerati offensivi. Quelli della Relish, appunto.

L’Assessore con delega alla pubblicità, Pasquale Belfiore, ha spiegato che il Comune è estraneo alla regolamentazione contrattuale tra concessionario e agenzie di pubblicità e che l’idea di una valutazione preventiva del contenuto del messaggio, nei limiti consentiti dalla legge, non esprime alcuna volontà di censura, ma la necessità da parte dell’Amministrazione di cautelare se stessa e i cittadini da eccessi. Il discorso è quindi sempre lo stesso: uno strumento valido, ma che può diventare pericolosissimo. Del resto, anche le più feroci forme di censura sono nate per scopi lodevoli.
I rappresentanti dell’Albo nazionale pubblicitari professionisti, Fabris e Marciano, sono intervenuti sulla possibilità di valutazione preventiva del contenuto del messaggio pubblicitario, come specificato dalla nota proveniente dal Consiglio Comunale e riportata di seguito:

“I diversi passaggi delle campagne pubblicitarie, hanno chiarito, vedono l’agenzia relazionarsi direttamente con la concessionaria di pubblicità solo nella fase conclusiva, e senza che la stessa possa in alcun modo intervenire sul contenuto del messaggio. Tale ruolo spetta, peraltro solo su segnalazione, all’organo di autodisciplina del settore – Istituto di autodisciplina pubblicitaria (Iap) – che può irrogare la sanzione dell’obbligo di ritiro della campagna. Secondo gli addetti ai lavori, quindi, qualsiasi forma di valutazione preventiva si porrebbe al di fuori della logica che ispira l’espressione pubblicitaria. Dello stesso parere anche il rappresentante dei Movimenti civici cittadini, Giacometti, secondo il quale nessun potere spetta in materia all’Amministrazione cittadina in base alle norme vigenti”.

C’è già, quindi, chi controlla la pubblicità e secondo i professionisti del settore un altro ente non sarebbe necessario. Nessuno ha nominato la parola “censura”, ma forse i più maliziosi potranno vederla chiaramente leggendo tra le righe.

Il direttore della VIII Direzione centrale, Crispino, ha poi ribadito che l’Amministrazione comunale è del tutto estranea alla fase di ideazione della campagna pubblicitaria, specificando che l’interlocutore può essere soltanto la società concessionaria. Ed è a questa che si chiede di prendere visione con anticipo del prodotto, per sollecitare eventualmente l’intervento dell’Istituto di autodisciplina. Oppure, ha continuato Crispino, la concessionaria potrebbe richiedere all’agenzia di pubblicità una sorta di autocertificazione del rispetto delle norme di autodisciplina.

I consiglieri intervenuti, Monaco, Ciro Varriale e Ambrosino, si sono opposti nettamente a qualsiasi forma di controllo preventivo da parte dell’Amministrazione, chiedendo che venga invece approfondita la questione delle difficoltà finanziarie della società Elpis, cui spetta la riscossione dei canoni pubblicitari.

In conclusione, ancora non è chiaro come vorrà muoversi il Comune sulla questione della censura. E si, la parola benché forte può essere tranquillamente utilizzata, basta controllare la definizione data dal dizionario per capirlo. Ma la domanda è un’altra. Ammesso che il Comune riesca nel suo intento, ovvero di auto istituirsi a nuovo controllore scalzando gli enti già preposti, quale è la situazione che si verrà a creare?
E, più precisamente, citando una domanda ormai storica, chi controllerà i controllori?

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di Nico Falco
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