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Ipotesi inquietante: diffuse informazioni riservate

Centrale 007 illegale nella Dia napoletana, agenti indagati


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Centrale 007 illegale nella Dia napoletana, agenti indagati
13/01/2010, 21:01

NAPOLI – All’interno della Direzione Investigativa Antimafia si era costituito un consorzio di agenti infedeli che, sfruttando i mezzi della struttura, acquisivano e sfruttavano informazioni delicatissime e coperte da massima segretezza, oltre a svolgere investigazioni su commissioni. E’ l’inquietante ipotesi di reato dell’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e dai pm della Dda Vincenzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli, che ora si è concentrata su presunte irregolarità negli appalti inseriti nel cosiddetto Piano Sicurezza da attuare a Napoli e in provincia. L’inchiesta è ancora nella fase iniziale, nata per caso mentre gli inquirenti erano al lavoro sul nuovo filone scaturitodalla vicenda Global Service, ma proprio oggi sembra essere entrata nel vivo. Sono stati infatti spiccati quattro ordini di perquisizione firmati dai pm della Direzione della Direzione distrettuale antimafia ed eseguiti dagli uomini della Dia, ai quali è stata delegata l’indagine sugli agenti “infedeli”.
I destinatari dei provvedimenti sono un sostituto commissario in servizio alla Dia partenopea, un agente della sezione di polizia giudiziaria in servizio presso la Questura di Napoli e due soggetti privati. L’accusa ipotizzata, per tutti, è di associazione per delinquere finalizzata all’illecita interferenza nella vita privata all’accesso abusivo al sistema informatico.
Ma i magistrati si spingono oltre e parlano di un vero e proprio sistema già consolidato, paragonabile ad una centrale di spionaggio. Quasi una ditta di investigatori privati, che però potevano contare sui mezzi della Dia per svolgere le indagini e, soprattutto, sugli esiti delle inchieste sui clan per ottenere informazioni delicatissime. Aspetto importantissimo, il fatto che secondo l’accusa gli agenti lavoravano anche su commissione. C’è infatti da capire chi siano i committenti. E c’è, soprattutto, da riflettere sul vantaggio che questi potevano trarre dalla collaborazione con gli “007 improvvisati”, nel caso a commissionare le investigazioni fossero proprio persone sotto i riflettori della Dda: sempre un passo avanti agli investigatori, sempre pronti a cancellare qualsiasi traccia non appena le indagini della Dia fossero arrivate tanto vicine da far male. I magistrati parlano di una struttura “permanente”, che avrebbe agito “stabilmente” allo scopo di raccogliere informazioni sulla vita privata di alcune persone.
Questi servizi, ovviamente, avevano un costo. E un costo ben preciso. Gli inquirenti nei giorni scorsi hanno sequestrato una sorta di tariffario, con le indicazioni delle somme relative alle attività illecite: un pedinamento, per esempio, costava 50 euro all’ora. Sembra, inoltre, che alcuni degli “007” si siano introdotti anche abusivamente in abitazioni private.
Nell’ottobre scorso fu arrestato Giuseppe Savarese, sostituto commissario della Dia, accusato di essersi introdotto abusivamente in un computer della Direzione investigativa e di aver copiato alcuni files con informazioni riservate sulle indagini in corso. Savarese, tuttora detenuto, risulta indiziato di far parte del sodalizio dedito allo spionaggio insieme ai destinatari dei decreti di perquisizione emessi oggi e di essere la “mente” del gruppo.

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di Nico Falco
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