Cronaca / Sangue

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Chi era Franco Ambrosio, il re del grano


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Chi era Franco Ambrosio, il re del grano
15/04/2009, 19:04

Franco Ambrosio era tutt’altro che uno sconosciuto. Il suo nome evocava da decenni immensi campi di grano, piatti fumanti, e soprattutto quantità di denaro impossibili da contare. Era il ‘re del grano’, Ambrosio. Negli anni ’60 aveva cominciato a costruire un colosso che avrebbe raggiunto quota 1100 dipendenti. L’intuizione di creare Italgrani arrivò quando aveva 28 anni. In pochi anni si aprì a quella che oggi sarebbe definita internalizzazione. Un fatturato da 450 miliardi, che lo portò ai vertici nell’esportazione in Europa con Francia, Spagna, fino agli Stati Uniti ed all’Argentina. Negli anni ’90 fu uno dei nomi illustri finiti nelle inchieste del filone di Tangentopoli. Un crac da mille miliardi di lire lo portò alla condanna in primo grado a nove anni di reclusione, firmata dal Tribunale di Napoli. Negli ultimi mesi stava preparando la sua tesi difensiva per l’appello.

Originario di San Giuseppe Vesuviano, di origini contadine, Ambrosio creò il suo impero partendo dai mulini. Negli anni ’60 nasce la Italgrani, con sede a Gianturco, nella periferia industriale di Napoli. Negli anni ’70 il boom, con un fatturato di circa 450 miliardi di lire. Nel decennio successivo la Italgrani diventa un vero gruppo industriale. Nasce la holding Italgrani, cui negli anni ’90 fanno capo le attività finanziarie e che controlla una cinquantina di società sparse in tutto il mondo. Negli anni d’oro della Dc nasce un forte legame di amicizia con l’ex ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino.

Poi, la bufera di Tangentopoli si abbatte su Ambrosio, il cui declino inizia nel 1993. Il primo arresto arriva il 3 ottobre, con l’accusa di avere riciclato 3.4 miliardi in Cct provenienti dalla tangente Enimont. Il 20 maggio del 1994 scatta il secondo arresto, per corruzione. Poco dopo un altro provvedimento giudiziario colpisce il re del grano: questa volta l’accusa è di aver messo a segno una truffa alla Cee, facendo risultare l’esportazione, mai avvenuta, di centinaia di tonnellate di semola di grano duro in Algeria e ricevendo indebiti contributi per 50 miliardi di lire. Verso la fine degli anni ’90 uno dei figli di Ambrosio è stato coinvolto in una inchiesta dei magistrati partenopei che inseguono i soldi del crac del gruppo con rogatorie internazionali in Svizzera.
Nell’ottobre del 1999 l’Italgrani viene dichiarata fallita dal Tribunale di Napoli. Nel gennaio del 2001, la Guardia di Finanza bussò all’uscio della villa alla Gaiola con un ordine di arresto per lui e per i suoi due figli Mauro e Massimo, nell’ambito di un’inchiesta direttamente collegata al fallimento dell’Italgrani.

Secondo la procura di Napoli, Franco Ambrosio aveva sparso per il mondo società off-shore da lui inventate per far sparire mille miliardi di lire. Il gruppo Italgrani, sostenevano i pm, aveva da molto tempo un debito con le banche pari a 1300 miliardi “e ciò nonostante nessuna banca aveva mai avanzato legale richiesta di pagamento o ricorso di fallimento”, si legge ordinanza dell’epoca dell’allora procuratore Agostino Cordova, secondo cui “in realtà tale atteggiamento era da ricondurre all’estremo favore nei confronti degli Ambrosio a cui erano stati erogati centinaia di miliardi senza alcuna garanzia reale oppure, quando già il gruppo era in situazione di decozione, senza richiedere alcun rispetto di obblighi e condizioni cui il credito era subordinato”. Per il crac di Italgrani Ambrosio è stato condannato nel 2008 in primo grado a nove anni di reclusione, inflitta dalla sesta sezione del Tribunale di Napoli, presidente Sergio Aliperti, più severa di quella chiesta dal pm Vincenzo Piscitelli, che aveva parlato di otto anni e sei mesi di reclusione. 

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di Nico Falco
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