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Chi te lo fa fare


Chi te lo fa fare
08/01/2010, 11:01

 

UN'ESPERIENZA TERRIBILE . GIUSEPPE BIASCO E' MEMBRO DELLA REDAZIONE DEL GIORNALE www.notiziesindacali.com.

La direzione


 


 

“MA CHI TE LO FA FARE?”

di : Giuseppe Biasco


 


 


 

“Ma chi te lo fa fare?” E’ la domanda che mi sento fare spesso, e confesso, qualche volta me la faccio pure io! Chi me lo fa fare, a sessanta anni e non vedente, studiare all’Università? Invece, senza pensarci oltre, mi sono iscritto nel corso di laurea in Storia, presso la Facoltà di Lettere della Federico II di Napoli.

Il mio sistema di studio si avvale di tre ausili tecnologici, che mi permettono di preparare i miei esami: il computer che mi consente di ascoltare audiolibri che scarico dalla rete, lo scanner vocale che mi permette di leggere dispense e fotocopie di articoli o di parti di libri riprodotti e i testi tradotti in audiolibri, che recupero dal Libro parlato in cassette o in cd. Una bella fatica, se tutto funziona a meraviglia, ma se qualcosa non va, come spesso accade, allora la lotta diventa impari, fino a correre il rischio di mandare tutto al diavolo. Ma quello che non deve mai perdere una persona con diversa abilità è la pazienza, che aggiunta alla tenacia consente di raggiungere dei risultati alcune volte appaganti.

Qualsiasi problema può essere risolto, se non addirittura, con una certa esperienza, prevenuto; quando ci troviamo nel campo della tecnologia e degli ausili. Dove, spesso mi sento impotente e in difficoltà è nei confronti della burocrazia a cui siamo sottoposti.

Di fronte allo Stato ed alle sue rigide leggi, non siamo uguali agli altri. Per noi non vale l’autocertificazione e dobbiamo, ogni volta, dichiarare la nostra condizione, prima di poter accedere ai servizi ed alle agevolazioni che vengono concesse.

Perché in Italia esistono delle agevolazioni per le persone diversamente abili. Ma queste agevolazioni devono essere richieste e la propria condizione dimostrata ogni volta. All’Università, ogni anno sono costretto, per richiedere l’esenzione dalle tasse universitarie a produrre un plico di documenti, (è chiamato proprio così in segreteria): una domanda in carta uso bollo al Magnifico Rettore per richiedere l’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie statali, una marca da bollo da 14,62 euro, la fotocopia del decreto di invalidità, la fotocopia del codice fiscale e della carta d’identità, la fotocopia dei versamenti effettuati per pagare le tasse regionali . Senza questa produzione cartacea di documenti l’iscrizione on line, non si perfeziona e lo studente disabile non si vede assegnata la sua matricola, in caso di nuova iscrizione, ne lo “statone” sul quale sono indicati gli esami da sostenere.

La prima cosa che non si comprende è: perché un disabile con una percentuale di invalidità al 100% è esentato dal pagamento delle tasse dovute allo Stato, mentre la Regione Campania non ritiene necessario attivare la stessa esenzione? Seconda riflessione, perché, se devo richiedere una esenzione dal pagamento delle tasse, la prima cosa che devo fare è pagare subito il bollo di quasi 15 euro? Perché devo ogni volta presentare i miei documenti che attestano l’invalidità? Perchè lo devo fare ogni anno, per tutto il periodo del corso di laurea?

A queste domande non ho avuto risposte, ma, i silenzi erano spesso più eloquenti delle parole: “Non paghi le tasse e ti lamenti per qualche documento che devi presentare?”


 

Dopo una lunga battaglia con una sclerosi al nervo ottico, che fin da piccolissimo mi ha costretto a lenti correttive con alta gradazione, cinque anni fa ho dovuto ammettere la sconfitta e ho dovuto adeguarmi alla mia nuova condizione. Aiutato dalla memoria e dal bisogno di continuare i miei studi, ho deciso di laurearmi in Storia, disciplina che coltivo con grande passione e dedizione sin dalla giovinezza. Ma prima di poter sostenere esami e studiare con metodo ed applicazione i testi indicati, ho dovuto passare per tutti i gradi necessari al riconoscimento delle mie nuove condizioni, un cammino difficile e complicato, in cui in qualche caso mi sono sentito inutile, colpevole della mia condizione e ridotto ad un oggetto, troppo spesso depositato in sale di attesa a me sconosciute. Ho dovuto imparare a gestire la mia insicurezza, il terrore di gesti non compresi, correre il rischio di farmi male. Al termine di questo percorso mi sono visto riconoscere certificazioni, che sono costretto ad esibire ogni bolta, per dichiarare il mio stato.

Fino a quando riesci ancora a distinguere un ombra nella nebbia, il mondo ti sembra ancora possibile da gestire, quando vedi solo nebbia o solo ombra, prima del buio, il mondo assume altri “colori”: suoni, profumi,rumori, consistenze da toccare. Avere una diversa sensibilità, è stata una scoperta ed una conquista molto importante nella mia vita. Non sono diverso dagli altri, non lo ero prima, ne lo sarò nel futuro.

Con tenacia, con pazienza, preparerò la documentazione necessaria e perfezionerò la mia iscrizione alla Università e mi impegnerò nello studio per conseguire la Laurea, sarà la risposta alle inutili domande che spesso vengono poste.

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di Raffaele Pirozzi
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