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Tre documenti sui rapporti tra mafia e Stato

Ciancimino, la perizia grafica conferma l'autenticità della firma


Ciancimino, la perizia grafica conferma l'autenticità della firma
15/09/2010, 13:09

I documenti che Massimo Ciancimino ha portato ai magistrati, scritti dal padre Vito, sono autentici. Lo dice la perizia fatta dalla Polizia Scientifica, che ha esaminato sia la grafia con cui i documenti sono scritti, sia la carta e l'inchiostro, per valutare se esse siano compatibili con quelli che erano disponibili intorno al 1990.1992, periodo in cui i documenti furono scritti secondo Massimo Ciancimino. Tutte le verifiche sono state positive e ciò rappresenta una ulteriore conferma delle dichiarazioni del figlio dell'ex sindaco di Palermo, morto nel 2002.
Il primo documento in questione conferma gli investimenti fatti da Don Vito, per conto del boss Bernando Provenzano, nella costruzione di Milano 2, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, ad opera di quello che allora era un giovane immobiliarista, Silvio Berlusconi. Gli investimenti erano fatti tramite Marcello Dell'Utri e i costruttori Buscemi e Bonura, secondo il documento. Ma bisogna ricordare che è di ieri la notizia che è stato ritrovato un assegno di 35 milioni di lire, sempre di quel periodo, firmato da Berlusconi e intestato a Vito Ciancimino; e bisogna ricordare che sempre in quel periodo, proveniente da fonte ignota, un flusso di denaro gonfia le casse delle società di Berlusconi (secondo il dottor Giuffrida, ex dirigente della Banca d'Italia, che ha esaminato tutta la documentazione bancaria riferita al premier, per una perizia ordinata dal Tribunale, parliamo di 150 miliardi di lire nominali tra il 1976 e il 1984, pari ad oltre un miliardo di euro odierni).
Il secondo documento invece è il cosiddetto "contropapello", un altro episodio collocabile nel periodo delle stragi di Falcone e Borsellino. Quando Totò Riina mise a punto le sue richieste allo Stato italiano per cessare le stragfi e gli attentati che poi vennero effettuati a vari luoghi d'arte in Italia, il cosiddetto "papello", Ciancimino senior fece notare che le richieste forse erano eccessive. E quindi mise a punto un "contropapello", più moderato: abolizione del 41 bis (questo era in comune con la volontà di Riina); cambiamento del sistema giudiziario italiano all'americana con l'elezione dei Giudici (teoria che da quel momento in poi fu portata avanti dalla Lega Nord); la nascita di un partito del Sud (progetto iniziato nel 1994, con la creazione di una serie di partiti regionali - Sicilia Libera, Calabria Libera - e che poi fu abbandonato quando la Cupola della mafia ordinò di votare compatti per Forza Italia). Di questo documento Massimo Ciancimino parlò per la prima volta nel processo che si sta svolgendo a Palermo a carico del generale dei carabinieri Mario Mori e del colonnello Mauro Obinnu, proprio per le trattative segrete tra Stato italiano e mafia. Le perizie lo collocano tra il 1986 e il 1991, e nello stesso periodo collocano il post-it allegato con su scritto: "consegnato spontaneamente al col. Mori". Il tutto scritto e firmato da Vito Ciancimino, secondo la Polizia Scientifica.
Il terzo documento esaminato è una lettera scritta da Ciancimino "all'Illustrissimo Presidente Dott. Fazio", cioè al Presidente della Banca d'Italia di allora. Nella lettera si dà la propria versione sulle morti di Falcone e Borsellino e su quella dell'eurodeputato siciliano Salvo Lima e si offre la propria benedizione. Appare probabile che si tratti di un tentativo di presa di contatto di cui non si conosce il seguito. Tuttavia è interessante leggere cosa scrive l'ex sindaco di Palermo a proposito della morte di Borsellino: "Dopo un primo scellerato tentativo di soluzione avanzato dal Colonnello Mori per bloccare questo attacco terroristico ad opera della mafia, ennesimo strumento nelle mani del regime, e di fatto interrotto con l'omicidio del Giudice Borsellino, sicuramente oppositore fermo di questo accordo...". C'è da chiedersi quale tentativo abbia bloccato Mori e come; ma anche c'è da interrogarsi su quella definizione della mafia come "ennesimo strumento nelle mani del regime". Strumento per fare che? Di quale regime? A chi si riferisce? Quante domande, senza risposta

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di Antonio Rispoli
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