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Sette di loro protestarono già prima di Natale

Cie di Roma, immigrati si cuciono la bocca per protesta

La situazione è uguale ad un mese fa

Cie di Roma, immigrati si cuciono la bocca per protesta
26/01/2014, 12:46

ROMA - Tredici immigrati marocchini che si trovano da tempo nel Cie di Ponte Galeria di Roma ieri hanno deciso di cucirsi la bocca in segno di protesta per le condizioni in cui vivono e per l’eccessiva durata della loro permanenza all’interno del centro, di cui non si conosce il termine. La notizia è stata diffusa dall’Ufficio del Garante dei detenuti del Lazio.


I protagonisti della nuova protesta choc sono tutti marocchini, provenienti da Lampedusa. Sette di questi ultimi sono gli stessi che si cucirono la bocca poco prima di Natale. I medici e gli infermieri che li seguono senza sosta durante la giornata hanno affermato che le loro condizioni di salute al momento sono buone, ma gli immigrati hanno annunciato di avere intenzione di fare lo sciopero della fame. “I marocchini – ha affermato il direttore del Cie di Ponte Galeria, Vincenzo Lutrelli – protestano per il protrarsi della loro permanenza nel centro. Si lamentano del fatto che da Natale non è cambiato nulla e dicono di aver avuto notizie da altri loro connazionali che si trovano in altri centri di uscite, mentre loro sono ancora qui”.


“È evidente che il tempo della politica scorre molto più lentamente rispetto a quello di queste persone, passate dal dramma di un'immigrazione difficile a luoghi con pochissima dignità come i Cie. Spero che dopo le promesse il parlamento approvi presto le norme necessarie a porre fine a questa vergogna”, ha affermato il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni. Il 21 dicembre  scorso una decina di immigrati si erano cuciti la bocca in segno di protesta per le condizioni e la durata della permanenza all’interno del Cie e poco dopo altri quindici immigrati avevano messo in atto una protesta nel cortile del Cie di Ponte Galeria con dei materassi nel cortile. Le proteste furono interrotte solo in cambio dell’impegno da parte delle istituzioni di un miglioramento nella gestione della situazione. Ma dopo un mese da quella promessa la situazione non sembra essere cambiata affatto.

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di Vanessa Ioannou
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