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La versione del vigile: "Ho sparato a scopo intimidatorio"

Cileno ucciso, l'amico: "Correvamo perché clandestini"

Il colpo esploso a poca distanza

Cileno ucciso, l'amico: 'Correvamo perché clandestini'
17/02/2012, 21:02

Niente armi, scappavamo perché siamo clandestini e avevamo paura di un controllo. E’ quanto racconta al Tg3 Lombardia Alvaro Thomas Huerta Rios, il cileno di 25 anni che era insieme al suo connazionale che, lunedì scorso, è stato ammazzato dall’agente di polizia locale Alessandro Amigoni. Venerdì pomeriggio Huerta Rios si è presentato in Procura e poi è stato portato in Questura per essere sentito: “Sono andato in Procura perché non ho niente da temere. Quel giorno siamo scappati perché siamo clandestini e avevamo paura di essere fermati. Mai avuto armi - ha concluso - tutte cose false”.

Nuovi dettagli, intanto, emergono dal verbale del primo interrogatorio di Alessandro Amigoni.  Il vigile, secondo al sua dichiarazione, avrebbe sparato a scopo intimidatorio, ma non in aria: “Ho ritenuto di non sparare in aria perché ho pensato che potesse essere pericoloso per la ricaduta dell’ogiva, ritenendo più sicuro colpire un terrapieno sul quale il proiettile si sarebbe arrestato”.

Amigoni ha messo a verbale anche che, mentre lo ammanettavano, lui e il suo collega,  “non abbiamo notato (...) sanguinamento”. I due colleghi lo hanno preso sotto braccio e lo hanno portato vicino all'auto: “Lo abbiamo fatto sedere e mi sono accorto che sanguinava dalla testa in conseguenza probabilmente della caduta... A quel punto, la persona si è sdraiata a terra con la faccia verso il basso e ha incominciato ad avere una respirazione affannosa. Dopo avere sommariamente constatato che non aveva armi indosso e non vi era pericolo, gli ho tolto le manette per agevolare la respirazione”. Secondo il vigile, è stato a questo punto che ha chiesto a una collega di chiamare un’ambulanza. Di fronte all’affanno sempre più grave del cileno, il vigile gli ha aperto la giacca e “mi sono reso conto guardandomi la mano di averla sporca di sangue”. È stato solo in questo momento che ha capito di averlo colpito. Poco dopo è arrivata l’ambulanza. “So che è obbligatorio esercitarsi al poligono per tre volte l'anno nella Polizia locale di Milano, ma da quando sono qui a Milano, dal dicembre 2010, ho sparato una sola volta”, ha detto ancora il vigile.

Secondo il collega, lo sparo sarebbe stato esploso da vicino.

I primi accertamenti balistici confermano che il colpo partito dalla pistola di servizio sarebbe stato esploso da non molta distanza rispetto alla posizione della vittima. Il proiettile, infatti, ha trapassato il corpo del cileno, entrando dalla scapola e uscendo dal cuore, con direzione dal basso verso l'alto, e questo potrebbe essere un elemento, da quanto si è saputo, che indica che l'agente e l'immigrato non erano troppo distanti l'uno dall'altro. Anche il fatto che il proiettile ha trapassato completamente il corpo della vittima avvalora l'ipotesi di una distanza non elevata tra i due.

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di Gaia Bozza
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