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Circoli Ambiente: Accise sui prodotti monouso per una drastica riduzione dei rifiuti


Circoli Ambiente: Accise sui prodotti monouso per una drastica riduzione dei rifiuti
29/06/2012, 15:06

Le linee delle grandi sfide del futuro della politica ambientale sono già tracciate e riguardano tre settori principali: energia, mobilità e rifiuti. L’associazionismo senza scopo di lucro ha il dovere di seguire, coadiuvare e vigilare sugli amministratori contribuendo in maniera importante a creare una sempre più diffusa coscienza ambientalista in ogni singolo cittadino: solo se tutti gli attori saranno capaci di cooperare con responsabilità, senso del dovere e soprattutto buona fede si potranno raggiungere quegli obiettivi che non rappresentano una opzione, ma sono già oggi una necessità. Tralasciando l’opzione della “decrescita felice”, della rinuncia, cioè, ad una quota del grado di benessere al fine di una tutela integralista dell’ambiente, è necessario studiare quali sono i metodi che possono portare ad un innalzamento del livello di prosperità che possa al tempo stesso proteggere l’ecosistema: in poche parole, è indispensabile fissare i parametri affinché si concretizzi l’ideale dello sviluppo sostenibile.

Per il settore energetico è fuor di dubbio che si dovrà ottenere da un lato la riduzione drastica dei consumi a parità di prestazioni, puntando in maniera decisa, ad esempio, sull’illuminazione a led e sugli elettrodomestici di nuovissima generazione, e dall’altro un serio e completo mix energetico ed un miglioramento dell’efficienza delle fonti, senza escluderne nessuna e ripartendo da quel nucleare che l’Italia ha sciaguratamente bocciato per la seconda volta.

La mobilità privata dovrà, in pochi anni, trovare delle alternative credibili ai carburanti tradizionali, già arrivati ormai a prezzi insostenibili. Il sottoscritto può candidamente confessare tutto il proprio scetticismo nei confronti dei veicoli elettrici, sulla cui compatibilità con un sistema energetico come quello italiano, monco di una fonte importante come quella dell’atomo, è possibile nutrire dubbi a cui vanno aggiunti quelli derivanti dalle prestazioni di qualità-velocità e quantità-autonomia e soprattutto dai costi; le auto a gpl o a metano, d’altro canto, possono rappresentare un tampone importante, ma non una soluzione definitiva. Interessante è certamente il nuovo prototipo di auto ad aria compressa, il cui lancio sul mercato è previsto, per l’ennesima volta, a breve: certo che un’automobile senza emissioni che promette di percorrere 100 km con un euro potrebbe risolvere non pochi problemi. La mobilità pubblica, invece, dovrà rappresentare non un’alternativa, ma la prima soluzione al problema degli spostamenti: sarà anacronistico parlarne in un momento storico in cui la scure dei tagli sta mettendo in ginocchio il trasporto collettivo, ma un’Italia in cui un litro di benzina costa due euro, i treni vengono soppressi, il ticket della metropolitana aumenta del 50% ed i consorzi provinciali di trasporti falliscono non ha futuro.

I rifiuti, infine, rappresentano il più grande problema già attuale: lo slogan “ridurre, riusare e riciclare”, che ormai da decenni riecheggia nell’aria e campeggia sui manifesti delle mega-campagne di sensibilizzazione, non ha ancora attecchito del tutto e troppo spesso si limita a poche piccole realtà espandendosi a macchia d’olio. D’altra parte, non si spiegherebbe in altro modo la circostanza che vede due Comuni, anche limitrofi, avere percentuali di raccolta differenziata così diverse.

Mala gestio a parte, dunque, il riciclo è una realtà, il riuso è una tendenza culturale che in Paesi come la Francia è già ampiamente diffusa (ed incentivata), mentre sta prendendo piede anche in altre Nazioni, con la spinta della crisi economica globale.

La soglia da varcare è allora quella della riduzione: la società del consumismo e dell’usa-e-getta ha pesantemente aggravato la situazione, dando vita ad una infinità di “nuovi rifiuti” ed all’aumento spropositato e sconsiderato degli stessi. In Italia, inoltre, si supera ogni misura: si pensi al solo dato di utilizzo di shoppers in plastica, pari a 20 miliardi in un anno, a fronte di un dato europeo pari ad un totale di 100 miliardi.

Un solo semplice gesto, seguito da un interrogativo, il lettore dovrà compiere al fine di rendersi conto dell’esattezza o meno di questa analisi: basterà aprire il sacco del rifiuto indifferenziato e chiedersi se tutto quel che dentro vi trova è davvero indispensabile.

È una fortuna che la tecnologia oggi ci consenta di riciclare piatti e bicchieri monouso, che possono dunque essere conferiti nella plastica. D’altra parte, essi devono essere privi di ogni residuo liquido e solido: è necessario, pertanto, lavarli per bene. Tanto vale, una volta lavati, riporli in credenza per riutilizzarli. E tanto vale, in quel caso, utilizzare piatti di porcellana e bicchieri di vetro: solo questa sarebbe davvero un’abitudine eco-sostenibile!

Con i Circoli dell’Ambiente abbiamo avviato nel 2010 una campagna continua, “Il nostro rifiuto, la vostra risorsa”, per sensibilizzare a ridurre e differenziare, spiegando loro i motivi ed il metodo per ottenere i risultati migliori. La verità è, però, che non si può fare appello sempre e solo alla responsabilità dei cittadini quando le Istituzioni non fanno il loro dovere.

Cosa chiediamo ora? Solo di essere ben governati. Ed esempio di buona politica sarebbe l’introduzione in Italia di una fiscalità ecologica, ripresa magari dal modello francese: nel pieno rispetto del principio fondamentale del diritto ambientale internazionale “Chi inquina paga”, vorremmo semplicemente che fosse incentivato l’utilizzo di prodotti ad impatto pari o prossimo allo zero e scoraggiato l’impiego di quelli che non osservano, invece, questi canoni.

Le accise, catastroficamente famose per l’impatto che hanno sul costo dei carburanti, sarebbero un ottimo strumento per orientare i consumi verso l’eco-sostenibilità: ad esempio, 5 eurocent su ogni sacchetto per la spesa monouso spingerebbe ad utilizzare gli shoppers in tela riutilizzabili; 0.5 eurocent su ogni fazzoletto o tovagliolo di carta convincerebbe ad usare quelli in stoffa; 10 eurocent su bottiglie e contenitori di plastica, seppur riciclabili, darebbero impulso alla pratica del “vuoto a rendere” o all’utilizzo dell’acqua dal rubinetto.

Purtroppo sembra che la tendenza sia quella di tassare tutto, non di tassare bene. Ma allora, piuttosto che alzare l’IVA al 23%, non si potrebbe tar-tassare l’usa-e-getta?

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di Redazione
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