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Si stringe il cerchio della camorra, l'uomo era irreperibile

Clan Beneduce-Longobardi: arrestato gioielliere puteolano


Clan Beneduce-Longobardi: arrestato gioielliere puteolano
02/07/2010, 18:07

POZZUOLI – L’operazione “Penelope” che ha smantellato lo scorso 24 giugno i cartelli camorristici puteolani, Beneduce- Longobardi, arrestando 82 persone, aveva tra i destinatari dei mandati Tommaso Donnarumma, detto “Tommy Watch”, 39 anni, irreperibile la notte del blitz del 24 giugno.
Oggi, 2 luglio, verso le ore 13 è stato arrestato presso la stazione di Piazza Garibaldi. Finisce così la sua latitanza.
Sembra che fosse a bordo di un treno proveniente da Brescia. Gli uomini dell’Arma, sulle sue tracce lo hanno ammanettato e condotto al Comando Provinciale.  
Si tratta del titolare di una gioiellerie, dislocate su Monterusciello ed Arco Felice, già coinvolto nell’indagine sul favoreggiamento di Antonio Luongo, braccio destro prima di Beneduce e poi di Pagliuca, entrambi in galera.
Non è nuovo infatti nei registri della DDA: il 9 ottobre 2006, Paolo Loffredo, uomo fidato di Beneduce, gestore di un negozio di elettronica aveva bonificato la casa del boss disattivando le microspie della Polizia, vanificando così tutta l'indagine.
Da quel momento si persero i segni del capoclan puteolano. Nelle stesse ore la polizia di Pozzuoli eseguì un blitz nei confronti di affiliati al clan per traffico di stupefacenti, eseguendo ordinanze di custodia cautelare.
Incaricato dell’esecuzione di quel provvedimento era l’ispettore Giuseppe Valoroso; si accertava, con l’uso di tabulati ed intercettazioni telefoniche, che Valoroso aveva svelato al destinatario dell’ordinanza, attraverso la mediazione di (e qui compare il nome del gioielliere) Tommaso Donnarumma. e Fabio Pasquale Lucci, l’esistenza del provvedimento a suo carico.
Lo stesso ispettore Valoroso, stando alle risultanze investigative, aveva svelato anche ad Antonio Luongo, reggente del clan in assenza del boss Beneduce, in maniera analoga alla precedente, che le indagini riguardavano anche lui. Il materiale venne affidato, fin dalle ore immediatamente successive al sequestro, all’ispettore Giuseppe Bignotti per il disbrigo delle pratiche e la custodia. Nel momento in cui tutto il materiale passava nelle mani del pm delegato, fu possibile constatare che l’ispettore Bignotti, secondo le ricostruzioni investigative, aveva «manomesso» una agenda del telefono sequestrata a Donnarumma, indicante il suo nome e quello di un affiliato al clan, nonché il computer portatile dello stesso Donnarumma, evidentemente con lo scopo – secondo l’impianto accusatorio – di verificare l’esistenza al suo interno di indicazioni compromettenti per sé o per il collega Valoroso.
I due ispettori furono arrestati: era il 2007. Avrebbero rivelato atti riservati di indagine o comunque sviato l'attività investigativa dei colleghi.
Nella stessa occasione anche i tre affiliati al clan finirono in cella: Tommaso Donnarumma, Fabio Pasquale Lucci e Paolo Loffredo.
L’operazione portata avanti dai Carabinieri di Napoli, guidati dal Maggiore D’Aloia con la nuova cattura ricostruisce un’indagine durata anni, volta a smascherare i retroscena della camorra e i suoi contatti nella società puteolana.

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di Elisabetta Froncillo
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