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Il Riesame ha rigettato anche l’istanza del reggente

Clan Gallo: bocciate le richieste di scarcerazione


Clan Gallo: bocciate le richieste di scarcerazione
11/02/2010, 11:02

TORRE ANNUNZIATA – Giorni duri, come il regime di carcere al quale sono sottoposti i gregari e i fiancheggiatori di Giuseppe Gallo, in arte Peppe ‘o pazz, reggente dell’omonimo clan, tra i più potenti d’ Europa.
Rigettati dai giudici del Tribunale del Riesame di Napoli tutti i ricorsi sino a questo momento presentati per gli indagati nell’operazione Pandora – Matrix. L’unica scarcerazione è stata quella del professore Adolfo Ferraro, psichiatra, arrestato con l’accusa di favoreggiamento nei confronti del boss, al quale avrebbe, oltretutto, alterato la perizia medica dichiarandolo inabile a subire il processo. Nulla di fatto, invece, per i due dipendenti del Tribunale di Torre Annunziata, Silvestro Casciello e Gaetano Carotenuto, che si sono visti confermati gli  arresti in carcere, così come non c’è stata alcuna speranza per i ricorsi presentati dai difensori dei membri della famiglia Gallo, accusati di associazione per delinquere e di traffico di sostanze stupefacenti. A questi si aggiunge anche la fumata nera per il presunto boss dell’intera organizzazione oplontina, Giuseppe Gallo. Fine round per la maxi operazione Pandora, brillantemente eseguita dagli uomini della Direzione Distrettuale Antimafia che ufficialmente si conclude con ben 86 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Un duro colpo per il clan Gallo-Vangone-Limelli, cosca pericolosamente conosciuta nell’intero panorama internazionale del narcotraffico, oltre che una vera e propria potenza economica, considerate le cifre a tanti zeri che continuamente venivano versate sui conti della cupola criminale. Un accostamento di denaro e potere che vede incagliati nelle maglie della giustizia, nomi eccellenti ed insospettabili; professionisti altamente qualificati ed al di là di qualsiasi ragionevole sospetto che avrebbero dato il proprio appoggio per facilitare i traffici illeciti ed il riciclaggio di denaro sporco. La famiglia criminale presumibilmente retta da Peppe ‘o pazz, avrebbe, secondo gli inquirenti, gestito in regime di monopolio il traffico internazionale di stupefacenti nell’intera area vesuviana, importando centinaia di kilogrammi sull’asse diretto Spagna-Campania ogni due settimane.

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di Salvatore Perillo
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