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Svelate connivenze con l’istituto bancario di viale Manfredi

Clan Gallo: filo diretto tra le banche e la camorra


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Clan Gallo: filo diretto tra le banche e la camorra
26/01/2010, 13:01

TORRE ANNUNZIATA – Asse congiunto tra le banche e la camorra. Le due roccaforti del potere, l’una economica, l’altra del controllo territoriale oplontino, erano legate da una rete di interscambi di favoritismo clientelare oltreché da personali rapporti di fiducia. A svelare gli altarini, il blitz Pandora, portato brillantemente a termine dal Gruppo investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza coadiuvato dal Reparto Operativo Speciale dei  Carabinieri di Salerno la scorsa settimana; un’operazione che getta di nuovo nel caos l’organizzazione criminale dei Gallo-Limelli-Vangone, mischiando ancora una volta le carte in tavola di una vicenda di per sé già intrisa di molti punti non ancora chiari e di numerosi misteri. Così nel giorno dell’interrogatorio di Giuseppe Gallo, emergono diversi altri particolari sulle operazioni economiche del clan. Le accuse, infatti, della Direzione Distrettuale Antimafia sono alquanto nette: si tratterebbe di riciclaggio di denaro grazie a personali conoscenze nella sede filiare dell’Istituto di credito bancario San Paolo Imi, sita in viale Manfredi a Torre Annunziata. Nel dettaglio, la banca, costituiva un punto d’appoggio importantissimo per la cosca camorristica che attraverso la conoscenza dell’impiegata Paola Renis, sarebbe riuscita tra il 2004 ed il 2005 a cambiare milioni di euro. era, infatti, proprio il cambio l’operazione fondamentale di cui il clan aveva bisogno. Intere valige ricolme di banconote dal piccolissimo taglio circolavano in decine di filiari del prestigioso istituto bancario dell’intera area vesuviana, e, ritornavano al “mittente” nettamente snellite contenendo all’interno pezzi da 500 euro, molto più semplici ed agevoli da trasportare nei viaggi d’affare in Spagna dove mediavano con i narcos Colombiani. Ma la banca prediletta dal capo della cupola oplontina era solo quella di viale Manfredi all’interno della quale Paola Renis, impiegata, si preoccupava di dare le dritte giuste alle due sorelle del boss, con le quali concordava giorni ed ore in cui recarsi all’istituto di credito ed effettuare i favorevoli cambi. La mole del lavoro variava dai 10mila ai 90mila euro. una serie di connivenze, così poi come svelato dalle rivelazioni dell’imprenditore Antonio Maresca, vittima, complice ed accusatore del padrino, nelle quali risulta implicato anche i Direttore del Banco di Napoli a Torre Annunziata che spesse volte si sarebbe servito di parte di quel denaro per caricare i bancomat soprattutto nei fine settimana. Ma ci sarebbe ancora di più: nella stessa sede dello sventurato viale, sempre tra il 2004 ed il 2005 erano aperti due conti: l’uno intestato alla Flash Catering, la società dello stesso collaboratore di giustizia, e l’altro intestato a sua moglie, sui quali sarebbero stati versati fiumi e fiumi di denaro. Ciò è quanto può leggersi nelle oltre 2000 pagine di ordinanza contro la cosca Gallo-Limelli-Vangone. Graziata ai Giudici Paola Remis, per la quale le stesse toghe nere hanno respinto la richiesta di carcerazione avanzata dalla Procura. In soli due mesi, con questo sistema, secondo le intercettazioni telefoniche e le ricostruzioni della Dda il clan avrebbe trasformato 206mila euro . un riciclaggio puro ed assoluto anche perché i continui cambi hanno impedito di comprendere qualsiasi provenienza illecita che potrebbe essere determinata attraverso il controllo dei numeri seriali.

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di Salvatore Perillo
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