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Venivano "reclutati" con la promessa di un lavoro regolare

Clandestini ridotti in schiavitù, 22 arresti in Puglia


Clandestini ridotti in schiavitù, 22 arresti in Puglia
23/05/2012, 09:05

NARDO' (LECCE) - Facevano agli immigrati false promesse di lavoro, convincendoli a partire clandestinamente dai loro paesi e a giungere in Italia, dove, invece, venivano poi ridotti in schiavitù e venivano destinati a lavorare nei campi del Sud anche per 10 - 12 ore al giorno e a vivere in condizioni disumane, costretti ad alloggiare in baracche senza corrente elettrica, servizi igienici nè acqua corrente.

A fare ciò sono stati i membri di una vera e propria organizzazione internazionale costituita da italiani, tunisini, algerini e sudanesi, persone a cui sono stati contestati i reati di tratta di persone e riduzione in schiavitù, associazione per delinquere, falso in atto pubblico (relativo ai falsi permessi di soggiorno) e favoreggiamento dell'ingresso di stranieri in condizioni di clandestinità.

E' dunque in corso in Puglia l'esecuzione di 22 ordinanze di custodia cautelare emesse contestualmente ad un'indagine denominata "Sabr", condotta dai Ros di Lecce dal gennaio 2009 al marzo 2010. I componenti del sodalizio criminale internazionale sono stati arrestati in diverse regioni del Sud Italia, tra Puglia, Calabria, Sicilia e Campania, ma anche in Toscana.

Il "reclutamento" avveniva all'estero, in particolar modo in Tunisia, dove gli immigrati si lasciavano ingannare da false prospettive di un lavoro regolare, accompagnato da paghe e condizioni di vita decorose, che gli venivano promesse dagli stessi "reclutatori" che organizzavano i cosiddetti "viaggi della speranza" verso la Sicilia, nell'agro pachinese, e che di lì, attraverso l'intervento di numerosi complici, provvedevano poi al trasferimento nell'agro neretino, in provincia di Lecce. I clandestini venivano relegati in baracche lontane dai centri abitati e al momento opportuno l'organizzazione criminale, che a Nardò aveva messo su una sorta di "cartello" tra "datori di lavoro" e "caporali", li sfruttava come manodopera stagionale in diverse regioni italiane.

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di Vanessa Ioannou
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