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In appello aumenta la condanna

Clochard ucciso. Dodici anni ai poliziotti

“L’hanno picchiato fino alla morte"

Clochard ucciso. Dodici anni ai poliziotti
30/01/2013, 18:13

Dodici anni di carcere. È questa la condanna stabilita dalla corte di Appello di Milano a due agenti della Polfer, accusati di aver picchiato fino ad uccidere – nel settembre 2008 -un clochard, Giuseppe Turrisi, negli uffici di polizia della stazione Centrale, nel capoluogo lombardo. I giudici della Corte d’Appello hanno aumentato la pena di 10 anni, inflitta in primo grado a uno dei due imputati, riconoscendo, inoltre, colpevole di omicidio preterintenzionale anche l’altro poliziotto che, in primo grado, era stato condannato a 3 anni per falso.
Secondo l’accusa, i due poliziotti che ora sono liberi, dopo l’arresto nell’aprile del 2009 per omicidio volontario, avrebbero ucciso il clochard solo per futili motivi, quale l’astio che nutrivano nei suoi confronti, picchiandolo violentemente fino ad ammazzarlo, tenendolo dentro gli uffici per 35 minuti. Inoltre, sempre secondo l’accusa, i due agenti nella relazione di servizio su quella sera avevano parlato solo di un clochard che si era sentito male e poi era morto. Le difese, invece, hanno sempre sostenuto che era stato Turrisi ad aggredire i due agenti, dopo aver partecipato ad una rissa con altre persone quella sera. Tesi che non ha retto né in primo né in secondo grado.
La corte d’Assise di Milano, il 15 luglio del 2011 aveva condannato per omicidio preterintenzionale a 10 anni solo D’Aguanno, mentre per Romitaggio l’accusa era `caduta´ ed era stato condannato a tre anni per falso relativo ad una relazione di servizio sull’accaduto, con la concessione delle attenuanti generiche. Attenuanti che, invece, in appello non sono state riconosciute a nessuno dei due imputati, tanto che i giudici hanno condannato gli agenti per omicidio preterintenzionale a 12 anni, la stessa pena chiesta in primo grado dal pm Palma. I giudici hanno confermato, infine, il risarcimento a carico degli agenti e a favore del figlio della vittima, Omar Turrisi, rappresentato come parte civile dall’avvocato Gianluca Fiorentini

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di Erika Noschese
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