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COGNE, IL MOTIVO CONFLITTO INTERIORE


COGNE, IL MOTIVO CONFLITTO INTERIORE
19/10/2007, 14:10

Contro Annamaria Franzoni ci sono "fatti certi" che costituiscono "un quadro di elementi univoci e concordanti". Lo afferma la Corte d'Assise d'appello di Torino nelle motivazioni della sentenza, redatta dal giudice a latere Luisella Gallino, che ha confermato il verdetto di colpevolezza della donna accusata di avere ucciso nella propria casa di Cogne il figlio Samuele Lorenzi (pur riducendo la pena da trenta a sedici anni di carcere). I "fatti certi" di questo delitto, commesso la mattina del 30 gennaio 2002, sono numerosi. A cominciare dalla posizione della persona che ha percosso il bimbo - in quel momento disteso sul lettone di mamma e papà - compiendo "un vero e proprio massacro".
L'aggressore, per i giudici, indossava sia i pantaloni e la casacca del pigiama sia gli zoccoli appartenenti ad Annamaria ("zoccoli riportati al piano superiore dopo il fatto"). Inoltre si era inginocchiato sul lettone ai piedi di Samuele, come per volere "incombere sulla vittima": questo comportamento è "riconducibile a una madre che vuole imporre al figlio la propria autorità e la propria forza punitiva".
E "la stessa Franzoni ha ammesso di aver collocato Samuele nel letto matrimoniale - che si era alzato e stava salendo piangente al piano superiore - perché voleva calmarlo e farlo stare tranquillo in quanto lei doveva uscire per accompagnare l'altro figlio Davide" allo scuolabus. La casacca del pigiama venne poi "occultata" sotto le lenzuola "a macchie ematiche già essiccate".
Ma contro Annamaria gioca anche "la natura impropria dell'arma usata, e mai ritrovata, riconducibile con buona verosimiglianza a un oggetto di uso comune e domestico in linea con un delitto realizzato con reiterati e violenti colpi tali da orientare verso un delitto attuato con condotta impulsiva ed emotiva (il cosiddetto omicidio d'impeto) piuttosto che verso un delitto programmato". La mamma di Samuele, inoltre, nel ricostruire l'accaduto è caduta in "contraddizioni" ed è stata smentita dai testimoni "su particolari rilevanti".
Per esempio, "l'avere indossato gli zoccoli durante i soccorsi, l'aver lasciato aperta la porta, l'aver indicato al 118 un fatto naturale escludendo qualunque trauma, l'aver addotto un alibi (relativo al momento in cui si era vestito e soprattutto al tempo e alle modalità di uscita di casa) smentito da altre acquisizioni processuali".
(Fonte:ansa.it)

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di Redazione
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