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fino a 16.000 km di viaggio per finire nelle tavole

Coldiretti: per Natale evitare cibi esotici


Coldiretti: per Natale evitare cibi esotici
12/12/2010, 14:12

Secondo uno studio condotto dagli esperti della Coldiretti, nell'ultimo decennio si e' assistito nel nostro paese ad una crescita esorbitante degli sbarchi di frutta straniera ''contro'' stagione, come per esempio le more dal Messico (+6.100%), i mirtilli dall'Argentina (+560%) o le ciliegie dal Cile (+122%) i cui sbarchi sono concentrati proprio nel periodo natalizio. Il consumo durante le feste di fine anno di prodotti fuori stagione provenienti da migliaia di chilometri di distanza e' - sottolinea la Coldiretti - una tendenza in forte ascesa che concorre a far saltare il budget dei cenoni, con prezzi superiori ben oltre le dieci volte quelli di mele, pere, kiwi, uva, arance e clementine Made in Italy. Tra i prodotti piu' diffusi che rischiano di ''inquinare il Natale'' ci sono anche le angurie del Brasile, le more dal Messico, gli asparagi dal Peru', i meloni dal Guadalupe e i fagiolini dall'Egitto. Quindi per i prossimi cenoni delle feste, qualche specialita' in più e' gradita, ma è meglio meglio evitare frutta e verdure fuori stagione, soprattutto se queste vengono dai luoghi più remoti del pianeta. Innnanzitutto dai prezzi stratosferici a cui vengono vendute, e poi perchè nello studio degli esperti della coldiretti, si è evidenziato come un chilo di albicocche australiane, per esempio, viaggino per oltre 16.000 km, tra tir, navi mercantili ed aerei cargo, nel suo trasporto vengono bruciati 9,4 kg di petrolio ed emessi nell'atmosfera 29,3 kg di anidride carbonica; stessa sorte anche per le ciliege cilene, che per giungere sulle tavole italiane imbandite per il natale, devono percorrere circa 12.000 km, mentre ne devono percorrere 11.000 i mirtilli provenienti dall'Argentina. Tutta questa frutta, per il resto non è gustosa e ricca dei suoi componenti naturali, visto che devono essere raccolte prematuramente, ed ancora semi-acerbe, poi aiutati chimicamente nel suo trasporto per le migliaia di km, a volte in condizioni igienico-sanitarie non delle migliorie non controllate, quindi meglio rimanere per la frutta di stagione made in Italy.

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di Fabio Iacolare
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