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Camorra

Colpo della DIA al clan La Torre: 1 milione di beni sequestrati


Colpo della DIA al clan La Torre: 1 milione di beni sequestrati
02/02/2009, 13:02

A seguito della proposta per l’irrogazione della misura di prevenzione personale e patrimoniale inoltrata dal Direttore della DIA, il Tribunale di S. Maria Capua Vetere - Sez. Misure di Prevenzione - ha emesso un decreto di sequestro beni nei confronti FONTANA Francesco, nato a Mondragone il 4.2.1953, residente in Fiuggi (FR).
Il provvedimento, eseguito dal Centro Operativo DIA di Napoli, in collaborazione con personale Centro Operativo di Roma e della Questura di Caserta che, autonomamente, aveva avanzato proposta per l’irrogazione della misura di prevenzione personale a carico del FONTANA, ha riguardato i seguenti beni, individuati a conclusione di una complessa indagine patrimoniale, intestati a familiari del proposto ma nella disponibilità diretta o indiretta dello stesso:
-         capitale e beni strumentali ditta individuale Fontana Antonio avente sede in Fiuggi (FR) alla via delle Betulle n. 13, iscritta alla Camera di Commercio di Frosinone al nr. 149491 e con attività il commercio al dettaglio di autoveicoli;
-         capitale sociale e beni strumentali della società s.r.l. DIAFF, iscritta alla Camera di Commercio di Roma al nr. Rea 1044950 e con sede in Subiaco alla via P. Metastasio n. 2;
-         capitale sociale e beni strumentali della società s.r.l. VITTORIA, con sede in Alatri alla via Del Parco n. 7;
-         capitale sociale e beni strumentali della societàs.r.l. FIUGGI 2000 ALIMENTARI, con sede in Fiuggi alla via Superstrada Anticolana nr. 12/8;
-         n. 1 autocarro;
-         n. 6 autoveicoli.
 
         Il valore stimato dei beni sottoposti a sequestro e di circa 1 milione di euro.
 
Il FONTANA Francesco, attualmente detenuto nella Casa Circondariale di Velletri, è indiziato di appartenenza al clan La Torre, diretta dai fratelli Augusto e Antonio LA TORRE ed operante prevalentemente nel settore delle estorsioni, nel controllo degli appalti, nel traffico di stupefacenti ed altro.
Nell’ambito di tale sodalizio il proposto si prestava ad avviare attività commerciali, a cambiare assegni nonché a favorire il trasferimento di capitali all’Estero, ed in particolare in Scozia ove avevano trovato rifugio molti appartenenti al clan mondragonese.
 
         Le indagini patrimoniali, svolte dal Centro Operativo di Napoli, hanno consentito di evidenziare che gli ingenti profitti conseguiti dall’associazione nei suindicati settori illeciti venivano in parte reimpiegati in nuove società commerciali, anch’esse funzionali alla realizzazione degli scopi criminosi, e che le somme di denaro investite sono risultate assolutamente sproporzionate rispetto al reddito dichiarato.
 
         Nel Decreto di sequestro è evidenziato che i pregiudizi penali rappresentano un’evidente manifestazione della sussistenza di una pericolosità sociale qualificata ed attuale del FONTANA Francesco espressasi con la commissione di reati di rilevante gravità nell’ambito del sodalizio di appartenenza.
        
Per quanto riguarda invece la disponibilità dei beni la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di S. Maria C. Vetere ha evidenziato come il FONTANA abbia nel corso degli anni posto in essere una serie di investimenti in attività imprenditoriali e beni mobili assolutamente incompatibili con la sua situazione patrimoniale anteatta e, quindi, da ricondurre alla sua partecipazione consapevole al clan dei casalesi in veste di camorrista – imprenditore.
 
Nel provvedimento è, altresì, messo in evidenza che il denaro impiegato per la costituzione del patrimonio individuato appare, allo stato,  sia come frutto di attività illecita del proposto sia come il reimpiego degli utili di attività commerciale solo apparentemente lecita in quanto viziata, alla base, dal condizionamento camorristico che la contraddistingueva.

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di Livio Varriale
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