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Come l'attuale Governo utilizza i Fondi per lo sviluppo del Mezzogiorno


Come l'attuale Governo utilizza i Fondi per lo sviluppo del Mezzogiorno
29/04/2009, 13:04

 

FONDO AREE SOTTOUTILIZZATE (FAS): UN BILANCIO


 

di: Mariano Di Trolio


 


 

La gestione dei Fondi FAS (Fondo Aree Sottoutilizzate), da noi più volte affrontata, rappresenta una questione cruciale per le prospettive di sviluppo del Mezzogiorno e, in una visione meno ‘limitata’ territorialmente, del Paese nel suo complesso.


 

Tuttavia, al di là dei Governatori di Regione (per ovvie ragioni) e di pochissimi ‘illuminati’ tra le fila dei democratici (Boccia e D’Antoni su tutti), non si sono, purtroppo, udite molte voci sulla programmazione e l’utilizzo, poi, di questo eccezionale volano (potenziale) di sviluppo: non da sinistra (salvo le eccezioni richiamate nel Pd e niente altro oltre di esso) né, ovviamente da destra, dove pur si collocano importanti protagonisti meridionali della vicenda FAS: il Sottosegretario con delega al Cipe, Gianfranco Micciché e il Ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto.


 

Di recente, però, si è accesa, con più determinazione, l’attenzione del Partito democratico sull’argomento. Infatti, in data 1° aprile u.s., è stato pubblicato un comunicato stampa intitolato: “Fondi Fas, svuotati per finanziare provvedimenti anticrisi”. Ad opinione di deputato Ludovico Vico: «il governo Berlusconi finanzia i provvedimenti anti-crisi prelevando le risorse dal “bancomat” del Fondo FAS [così che] i soldi destinati al Mezzogiorno vengono ipotecati fino al 2012». Nel dettaglio, secondo la denuncia del deputato democratico, «il Fondo di Garanzia previsto dal decreto anti-crisi, ora accorpato in un unico provvedimento insieme a quello sulle quote latte, viene finanziato per 1 miliardo di euro nel triennio 2010-2012 con i soldi del fondo FAS (200 milioni per il 2010, 300 per il 2011 e 500 per il 2012)». Con le risorse dello stesso Fondo – prosegue Vico – trova copertura anche il vertice del G8 «con una dotazione per il 2009 di 400 milioni di euro, prelevata dai “conti dormienti” (depositi di denaro, cassette di sicurezza, libretti di risparmio, polizze vita, assegni circolari mai rimborsati, titoli azionari o obbligazionari appartenenti a persone decedute o scomparse che non risultano più movimentate dal 10 agosto 1997), rimpinguati a loro volta nel 2012 attraverso il Fas». La copertura consiste, dunque, nello svuotamento di altri Fondi, da rifinanziare, poi, attraverso il FAS (per questo queste sottrazioni non compaiono ancora nelle cifre di cui si parlerà appena sotto).


 

Un recente documento, a firma del democratico Antonio Misiani (a cui si rimanda per tutti i dettagli), ci consente, a questo punto, di fare un bilancio esatto delle indebite sottrazioni di risorse che il Mezzogiorno, nel quasi totale silenzio, ha subito e sta subendo.


 

Il “Fondo Aree Sottoutilizzate” è stato istituito dalla Legge Finanziaria 2003 (Legge 289/2002) ed è, poi, stato modificato dalla Legge Finanziaria 2007 (Legge 296/2006). Questo Fondo è costituito da risorse aggiuntive nazionali che si sommano a quelle ordinarie e a quelle comunitarie e nazionali di cofinanziamento. L’obiettivo di questo strumento è quello di finanziarie le politiche di sviluppo nelle aree sottoutilizzate del Paese (essenzialmente il Mezzogiorno e alcune aree del centro-nord). Queste risorse sommate a quelle europee costituiscono il cosiddetto Quadro Strategico Nazionale (QSN).


 

Per il settennio 2007-13, l’articolo 1, comma 863 della Finanziaria 2007, aveva previsto una dotazione finanziaria pari a 64,4 miliardi di euro, poi ridotti, in applicazione della Delibera del Cipe n. 166 del 21 dicembre 2007, a 63,3 miliardi.


 

Il governo, nel solo anno 2008, ha utilizzato qualcosa come 10,5 miliardi di euro per finanziare gli interventi più eterogenei (16,4 miliardi nel periodo 2008-11) e, conseguentemente, il Cipe, con la delibera del 18 dicembre 2008, ha dovuto riprogrammare le risorse sottraendo ai 63,3 miliardi, i 10,5 impiegati e ha aggiunto 1,2 miliardi non impiegati dei Fondi FAS 2000-06.


 

La dotazione è, a questo punto, scesa a 54 miliardi così suddivisi: 27 miliardi ai programmi regionali e interregionali (di cui 5,2 miliardi al Centro-Nord e 21,8 al Mezzogiorno) e 25,4 miliardi alla quota nazionale del FAS (con un vincolo di territorialità per il suo impiego così modulato: 85% al Sud, 15% Centro-nord). I restanti 1,5 miliardi sono stati utilizzati per altri interventi.


 

La quota nazionale (25,4 miliardi) è stata così divisa:


- 7.4 miliardi di euro al Fondo Infrastrutture (delibera CIPE del 18 dicembre 2008);

- 5 miliardi sempre al Fondo Infrastrutture (delibera CIPE del 6 marzo 2009);

- 4 miliardi al Fondo Ammortizzatori;

- 9 miliardi al Fondo Economia reale.


 

Il Fondo Ammortizzatori è pari ad 8 miliardi di euro (in virtù dell’accordo Stato-Regioni del 12 febbraio 2009) ed è così finanziato:


 

- Fondi Nazionali FAS: 4 miliardi (Cipe, 6 marzo 2009);

- altre risorse nazionali: 1,4 miliardi;

- risorse regionali FSE: 2.650 miliardi.


 

Questo Fondo è, pertanto, costituito in modo prevalente dal Fas e dai Fondi FSE (Fondo Sociale Europeo) e, solo in misura residuale, da risorse statali.


 

Il Fondo Infrastrutture (12,4 miliardi), detratti 3,7 miliardi di spese correnti e di gestione (privatizzazione Tirrenia, investimenti Trenitalia), si riduce a 8,7 miliardi.


 

A questo punto – proseguendo nella ottima ricostruzione di Misiani – il Cipe (6 marzo 2009) ha approvato il Programma infrastrutture strategiche 2009-11 con cui programma investimenti in grandi opere per 16,6 miliardi di euro (Mo.S.E. Venezia, Ponte sullo Stretto di Messina ecc.), 1 miliardo per l’edilizia scolastica, 200 milioni per quella carceraria. In totale si tratta di 17,8 miliardi di euro, di cui 8,1 sono investimenti di soggetti privati.


 

Delle risorse pubbliche complessive, pertanto, (8,7 miliardi del Fas nazionale + 2,3 miliardi Dl 185/08 = 12 miliardi) la grandissima maggioranza è, appunto, costituita dalle risorse Fas.


Infine, il Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale è costituito di 9 miliardi, tutti di provenienza dal FAS (quota nazionale). La gestione di questo Fondo è affidata alla Presidenza del Consiglio.


 

Dunque, gli interventi eccezionali propagandati dal Governo, lo stanziamento di risorse ‘fresche’ in funzione anticiclica altro non sono se non una semplice riprogrammazione di risorse già stanziate. Resta, inoltre, la decurtazione di oltre 10 miliardi (16,4 nel periodo 2008-11) del Fas (da 64 a 54 miliardi di euro) e l’utilizzo per spese eterogenee e non rientranti nell’oggetto tipico della misura: spese destinate per l’85% al Mezzogiorno! Delle risorse stanziate, restano: per il 2009 1,6 miliardi (degli 8,4); per il 2010, 5,8 miliardi (su 9,2). Anche per questo risulta difficile immaginare un utilizzo in funzione anti-ciclica di questo strumento.


 

Tra le voci di spesa più significative finanziate, impropriamente, con le risorse FAS:


- finanziamento Servizio Sanitario Nazionale + Ici (Dl 154/08, art. 1 co. 5): 781,8 milioni (2008) + 528 milioni (2009) + 500 milioni (2009) = -1 miliardo e 809 milioni;

- disavanzo Roma (Dl 154/08 art. 5 co. 3): - 500 milioni (2009);

- disavanzo Catania (Dl 154/08 art. 5 co. 3): - 140 milioni (2009);

- adeguamento prezzi (Dl 162/2008 art. 1): - 900 milioni (2009);

- G8 Sardegna (Dl 162/2008 art. 3 comma 1): - 111 milioni 2008;

- agevolazioni terremotati Umbria e Marche (Dl 162/2008 art. 3 co. 2): 45 milioni (2008) + 10 (2009) = - 55 milioni;

- emergenza rifiuti Napoli (Dl 97/2008 art. 4-bis co. 9): - 450 milioni (2008);

- altre emergenze rifiuti (Dl 97/2008 art. 4-bis): - 90 milioni (2008), -90 (2009), -60 (2010);

- interventi sui conti pubblici (Dl 112/2008 art. 60 co. 10): - 1.796,8 (2009), - 2.206,1 (2010), - 3.956,4 (2011) = 7 miliardi e 959 milioni.


 

Gli attacchi al FAS sono destinati a proseguire a ragione soprattutto delle ristrettezze del bilancio dello Stato; sarà, pertanto, necessario vigilare attentamente per evitare ulteriori, dannose sottrazioni di risorse che rischiano seriamente di compromettere le residue possibilità del Mezzogiorno di raggiungere un livello di sviluppo adeguato alle proprie potenzialità. L’uscita dal tunnel della recessione passa, in modo determinante, per il rilancio delle aree sottoutilizzate del meridione e, in questo processo, le risorse del Fondo sono insostituibili.




 


 

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di Raffaele Pirozzi
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