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CONDANNATI A MODENA POLIZIOTTI COMPLICI DI RAPINATORI


CONDANNATI A MODENA POLIZIOTTI COMPLICI DI RAPINATORI
24/04/2008, 15:04

Poliziotti della questura di Modena spalleggiavano una banda di rapinatori campani, che aveva messo a segno vari colpi nella provincia di Modena fra la fine del 2005 e l'inizio del 2006. Per quella indagine, che portò a numerosi arresti, oggi in tribunale a Modena un ex agente della squadra Volante di Modena, Giulio Purini, è stato condannato a 6 anni e sei mesi con rito abbreviato, mentre un collega, Gennaro Copia, ha patteggiato una pena di 5 anni. Condannato a sei anni anche un ex poliziotto della Dda di Napoli, Maurizio Canneva, che era il contatto fra i colleghi modenesi e i malviventi campani. Sempre oggi sono stati condannati a pene variabili fra i 3 anni e 8 mesi e i 6 anni e mezzo vari napoletani che avevano effettuato materialmente i colpi. Sono stati invece rinviati a giudizio, e quindi dovranno affrontare il giudizio ordinario, un carabiniere di Nonantola, B.C., e un altro modenese, A.F., che avrebbe dato supporto logistico ai malviventi campani nelle loro trasferte a Modena. In tutto erano 12 le persone finite nell' inchiesta, condotta dalla squadra Mobile di Modena e coordinata dal Pm Fausto Casari. L'indagine partì nel gennaio 2006, quando si verificarono due rapine a mano armata in poche ore: il direttore di un istituto di credito venne rapinato della sua auto, e i banditi si servirono poi di quella vettura per rapinare un gioielliere. L'inchiesta ha permesso di accertare che i due agenti modenesi erano entrati in contatto con un pregiudicato modenese, sposato con una nomade, che individuava gli obiettivi da colpire. Poi, tramite il poliziotto in servizio a Napoli, erano stati assoldati gli esecutori materiali dei colpi, ai quali venivano forniti anche giubbotti antiproiettile e radio sintonizzate sulle frequenze delle forze dell'ordine. Già nel novembre 2005 la banda aveva rapinato un nomade disabile di Reggio Emilia, che era stato derubato all'interno del suo caravan, e nel dicembre 2005 la gang aveva preso di mira una gioielleria. Alla banda era attribuito anche un incendio doloso messo a segno in una ditta di riciclo rifiuti di Modena: un modo per convincere il titolare ad assumere un vigilante "di fiducia", una guardia corrotta che avrebbe poi potuto agevolato la banda nei furti di rame e metalli pregiati. Sui diversi componenti della banda pendevano 26 capi d'imputazione. La sentenza ha accolto in gran parte le richieste del Pm Casari: è caduta solo l'aggravante dell'associazione per delinquere.

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di Redazione
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