Cronaca / Giudiziaria

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Legge sull'aborto

Consulta: "La 194 non si tocca" respinto il ricorso del Tribunale di Spoleto

Udc e Pdl chiedono modifiche restrittive

Consulta: 'La 194 non si tocca' respinto il ricorso del Tribunale di Spoleto
20/06/2012, 18:06

ROMA - Oggi la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso di legittimità costituzionale, sollevato dal giudice tutelare del Tribunale di Spoleto sull'articolo 4 della legge .
Tutto è partito dal caso di una minorenne, N.F., che si è rivolta al consultorio per abortire senza coinvolgere i genitori. Il giudice minorile di Spoleto, con un’ordinanza emessa il 3 gennaio scorso, ha chiesto alla Consulta di valutare la legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge relativo alle circostanze che consentono l’aborto entro i primi 90 giorni (cioè un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione al suostato di salute, le sue condizioni economiche, sociali, familiari, le circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito), in quanto violerebbe gli articoli della Costituzione 2 (diritti inviolabili dell’uomo), e 32 (tutela della salute) e rappresenterebbe una possibile lesione del diritto alla vita dell’embrione. Un’affermazione quest’ultima basata sulla sentenza della Corte di giustizia dell’Ue del 18 ottobre 2011, secondo cui “l’embrione umano è stato riconosciuto quale soggetto da tutelarsi in modo assoluto”.
Dal 22 maggio del 1978, giorno in cui la legge 194 è stata promulgata è iniziato, senza mai finire, un calvario che ha visto susseguirsi decenni di attacchi, diretti o trasversali, alla possibilità delle donne italiane di autodeterminarsi in materia di maternità e non maternità. Quindi di attacchi ad una legge che, per quanto di certo perfettibile, in molti Paesi ci invidiano. Prima del 1978 in Italia, (come oggi ancora in Europa accade alle donne irlandesi, per esempio), era proibito abortire. Si andava in galera, sia la donna che il personale medico coinvolto, se non si moriva per setticemia, procurata da rimedi casalinghi per indurre una reazione di espulsione del feto dall’utero: spilloni da calza, intrugli di prezzemolo, altri metodi allucinanti e pericolosi.
 Nonostante l'alt della Corte costituzionale, tuttavia, il centrodestra continua a chiedere un 'tagliando' per le norme che regolano l'interruzione volontaria di gravidanza, anche se dopo la decisione della suprema Corte, il percorso delle 6 proposte di legge per un intervento sulla 194 depositate anche in questa legislatura da Udc e Pdl, potrebbe farsi piu' difficile. In Parlamento resta ampio il gap tra chi vuole modifiche in senso piu' restrittivo, come, appunto, Udc e Pdl, e chi, come la deputata del Pd Maria Antonietta Farina Coscioni, chiede al legislatore di ampliare la liberta' di scelta della donna e di rendere pienamente accessibile ai minori la contraccezione.
 Tre delle sette proposte recano la firma dell'ex capogruppo Udc alla Camera Luca Volontè, secondo il quale e' necessario modificare e correggere quelle parti della 194 "che esaltano la cultura della morte anziche' la cultura della vita". Ad esempio garantendo un contributo di 516 euro mensili per un anno alle donne che rinunciano ad abortire, come prevede una delle proposte presentate. E a questo contributo potrebbero aggiungersene altri a carico delle Regioni.  Volontè chiede anche l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull'attuazione della 194 e sul funzionamento dei consultori, come del resto fa anche il capogruppo centrista al Senato Giampiero D'Alia.
 La terza proposta di legge presentata dall'Udc prevede invece l'introduzione nel Codice penale del reato di procurato aborto, punito con l'ergastolo: "Si tratta -spiega Volonte'- di attribuire, anche in ambito giuridico, all'embrione fecondato la qualita' di persona, secondo i criteri di rispetto e di protezione che si devono adottare nei confronti di tutti gli esseri umani". Nella proposta presentata dal deputato del Pdl Emerenzio Barbieri si limita il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza dopo i primi 90 giorni e comunque non oltre le prime 21 settimane di gestazione consentendola quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna, o quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. All'offensiva centrista partecipa anche Rocco Buttiglione: l'interruzione volontaria della gravidanza, propone il vice presidente della Camera, "deve essere comunque praticata entro la ventesima settimana evitando, in caso di sopravvivenza del feto, che le cure intensive si trasformino in accanimento terapeutico". Ma la tempistica puo' essere ulteriormente ridotta con decreto del Ministro della salute, "tenuto conto dei progressi della medicina prenatale". E in caso di interruzione volontaria della gravidanza entro la ventesima settimana, l'intervento "deve essere effettuato presso strutture ospedaliere di alta specializzazione".
 Sulla stessa lunghezza d'onda dei centristi e' anche il deputato del Pdl Renato Farina, che nella sua proposta ipotizza la modifica dell'articolo 6 della 194: l'interruzione di gravidanza non e' lecita se le patologie o le malformazioni del feto possono essere curate o corrette "in modo soddisfacente" prima o dopo la nascita, "in un'epoca in cui la medicina ha compiuto enormi progressi ed in cui esistono perfino una chirurgia ed una medicina prenatali".
 Di segno diametralmente opposto e' la proposta della radicale Farina Coscioni. Lo Stato, dice l'esponente del centrosinistra, deve garantire la salute della donna "e la sua liberta' di pianificare le proprie gravidanze nel numero, nei modi e nei tempi ritenuti piu' opportuni. Nessuna donna puo' essere obbligata a portare avanti una gravidanza e ad affrontare i rischi fisici, psichici, economici e sociali connessi o conseguenti, sia per la donna stessa sia per la sua famiglia". Quanto all'obiezione di coscienza, nella proposta Farina Coscioni e' confermata, ma viene previsto l'obbligo di avere almeno il 50% di personale non obiettore.
Per quel che riguarda i minori, la contraccezione diventa "pienamente accessibile" e in caso di richiesta di interruzione della gravidanza e' il medico che decide, sulla base di specifiche valutazioni professionali, se i genitori debbano essere informati o no. Il consenso dei genitori, o l'assenso del giudice tutelare, rimane necessario per le minori di quattordici anni.

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di Anna Carla Broegg
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