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E' la seconda volta che la Corte fa presente questo limite

Consulta: "Restare per povertà non è reato"

Il "pacchetto sicurezza" segato in una delle basi

Consulta: 'Restare per povertà non è reato'
17/12/2010, 16:12

ROMA - Ancora una dimostrazione di come il governo Berlusconi non faccia che approvare leggi illegali. La dà la Corte Costituzionale, che oggi era chiamata ad esaminare una questione avanzata dal Tribunale di Voghera, a proposito di una donna che aveva ricevuto numerosi decreti di espulsione a cui non aveva mai potuto ottemperare, in quanto non aveva i soldi per andare via dal nostro Paese.
E la Consulta ha fatto presente che il Testo Unico sull'immigrazione non prevede l'esimente del "giustificato motivo" che renda possibile l'allontanamento dall'Italia e quindi l'ottemperanza del decreto di espulsione. Si tratta di una clausola che va inserita perchè "destinata in linea di massima a fungere da 'valvola di sicurezzà del meccanismo repressivo, evitando che la sanzione penale scatti allorché, anche al di fuori della presenza di vere e proprie cause di giustificazione, l'osservanza del precetto appaia concretamente 'inesigibilè in ragione, a seconda dei casi, di situazioni ostative al carattere soggettivo od oggettivo". Ed ovviamente l'indisponibilità di denaro è un impedimento oggettivo.
E' la seconda volta che la Corte Costituzionale interviene su questo argomento del "giustificato motivo". Lo stesso intervento venne fatto sulla legge Bossi-Fini, dove una sentenza introdusse questo concetto del "giustificato motivo, assente in precedenza. Ma in quella occasione, in molti Tribunali del nord Italia non venne mai applicata questa sentenza della Corte Costituzionale; c'è da sperare che questa volta ci sia maggior rispetto, da parte dei magistrati, della sentenza della Corte Costituzionale.

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di Antonio Rispoli
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