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CONTRADA: NUOVO RICORSO IN CASSAZIONE


CONTRADA: NUOVO RICORSO IN CASSAZIONE
24/01/2009, 09:01

La difesa di Bruno Contrada, l'ex dirigente del Sisde che sta scontando ai domiciliari, a Palermo, la condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Palermo che ha rigettato l'istanza di differimento della pena, confermando la misura della detenzione domiciliare. Ieri il magistrato di sorveglianza aveva prorogato di nove mesi gli arresti domiciliari per motivi di salute, mentre la procura aveva chiesto invece che Contrada fosse ricondotto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. L'avvocato Giuseppe Lipera adesso contesta la mancanza di motivazione risultante dagli atti del processo. Il Tribunale di Sorveglianza di Palermo "non prende in considerazione - denuncia - le reiterate e fondamentali informative della questura di Palermo, nelle quali si evidenzia con estrema chiarezza sia la totale mancanza di collegamenti con soggetti inseriti o gravitanti in contesti delinquenziali sia l'assenza di rapporti di parentela o di frequentazione con persone appartenenti alla criminalita' organizzata o che abbiano comunque subito condanne". Insomma, i giudici, come i colleghi di Napoli, mostrano di "sminuire l'importantissima opera di ricerca di informazioni posta in essere dalla questura di Palermo, denunciando un atteggiamento di superficialita' in un caso umano cosi' delicato". Contestata anche "l'inosservanza o erronea applicazione della legge penale": la decisione del Tribunale "lascia interdetti perche', dopo aver riconosciuto che lo stato di salute e l'eta' avanzata di Contrada mal si addicono alla detenzione carceraria, il collegio", decide altrimenti in base a "una assurda e presunta sussistenza di pericolosita' sociale in capo al Contrada". Ma "in uno Stato di diritto come il nostro, tutti i poteri, nel momento in cui vengono esercitati, devono essere sorretti da una congrua e valida motivazione che il giudice fornisce a sostegno della sua decisione, poiche' in tale mancanza, anziche' di libero convincimento, si dovrebbe parlare di libero arbitrio". Lipera cita l'orientamento della Suprema Corte, "la quale sancisce comunque il privilegio per l'istituto del differimento della pena qualora appaiono meramente illusorie le possibilita' di concreto reinserimento causa la precarieta' dello specifico quadro clinico". Contrada, infatti, "e' un quasi ottantenne, affetto da una innumerevole serie di malattie che rendono il suo stato di salute calzante con quello indicato nella norma per potersi configurare le condizioni stabilite dalla legge per la concessione del differimento della pena".
 

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di Redazione
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