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Convegno dei Giovani Industriali di Confindustria, l'intervento di Carlo Barbagallo


Convegno dei Giovani Industriali di Confindustria,  l'intervento di Carlo Barbagallo
26/10/2012, 17:35

A me quest'anno il compito e l'onore di aprire i lavori della ventisettesima edizione del convegno dei giovani imprenditori di Confindustria.

Saluto il Presidente Morelli,  i Ministri presenti, gli autorevoli ospiti e i miei colleghi del coordinamento dei giovani imprenditori  del Mezzogiornocon i quali  è costante, da sempre, lo scambio di opinioni , idee e iniziative.

L'anno scorso , proprio da questo palco, sul quale decidemmo di non invitare politici , lanciammo una sfida e ci dicemmo pronti a fare la nostra parte.

Quale parte integrante della classe imprenditoriale del paese , noi giovani imprenditori non ci limitammo a denunciare la situazione gravissima di crisi, a protestare contro la classe politica inefficace, a snocciolare dati di un declino sempre più rapido e preoccupante.

Ci mettemmo la faccia: dichiarammo di essere pronti a rimboccarci le maniche, a fare sistema, a contribuire alla ripresa. Ricorderete tutti i temi e i toni di quelle giornate capresi dello scorso anno,

Ma ciò che sono certo avete tutti chiaro in testa sono le fatiche,  le difficoltà, i problemi, le incertezze che con le vostre aziende avete affrontato e superato in questo anno.

Per questo sforzo, per questa tenuta della barca pur nella tempesta, grazie.

Grazie a tutti  voi  proprio per aver fatto la vostra parte, per aver mantenuto la promessa fatta un anno fa.

Grazie per aver mantenuto aperte aziende in sofferenza,  strozzate dalla mancanza di credito o , peggio, dall'eccesso di crediti.

Grazie per le notti insonni che hanno mantenuto voi svegli ma al lavoro centinaia di vostri operai ed impiegati.

Grazie per le idee, l'innovazione, la formazione che avete voluto iniettare nelle vostre aziende, piccole e grandi, come linfa vitale,  mantenendo sano e vivo il tessuto produttivo del Paese.

 

In questo senso  gli imprenditori hanno saputo dare l'esempio. Abbiamo mantenuto la promessa, abbiamo messo in campo energie economiche, mentali, emotive enormi.

Alcuni giovani imprenditori verranno a raccontarci su questo palco la loro esperienza quotidiana nel fare impresa. Verranno a raccontarci com'è difficile aprire e mantenere un'azienda in Italia, soprattutto se si è giovani, com'è difficile impegnarsi in prima persona , quali imprenditori di prima generazione, nel portare avanti un'idea, un progetto.

Grazie dunque a voi giovani imprenditori e a tutti gli imprenditori italiani.

Esclusi i furbi, però. Esclusi quelli che non pagano le tasse, che fanno concorrenza sleale, che sfruttano i lavoratori , che vivono nell'illegalità.

Quelli - che pure ci sono ed è inutile far finta di nulla - hanno remato contro. Vanno isolati, perseguiti se commettono atti illegali, esclusi dalla vita civile del Paese.

Ma oggi è degli altri che vogliamo parlare. E' degli imprenditori, giovani e non , che hanno preferito indebitarsi piuttosto che chiudere, che hanno investito risorse sulla ricerca di un'idea, un prodotto, un innovazione che potesse rilanciare le vendite, riavviare il disco rottosi sulla crisi.

 Vogliamo parlare di coloro che sbattono il muso tutti i giorni contro il muro di gomma della burocrazia.  

Vogliamo parlare di quegli imprenditori, cittadini prima di tutto, che a giusta ragione, rinfacciano ai politici comportamenti non solo illeciti sul piano legale, ma insopportabili e meschini su quello morale.

Qual è l'aspetto più profondo , più importante della vita civile di un Paese  se non  - lasciatemelo dire al di là di ogni retorica -  l'etica?

Cos'è che spinge in ultima analisi un imprenditore ad indebitarsi pur di fra fronte al pagamento degli stipendi dei propri operai?

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me .Diceva il filosofo Kant

E' a questa legge morale, a questa spinta etica universale che deve essere ispirata la vita civile di un Paese, dalla politica alla classe imprenditoriale. Tutti siamo protagonisti. Politici , imprenditori, operai. Uomini e cittadini. Recuperare questa ispirazione etica è, in ultima analisi, la sola via per la crescita di tutti.

Io vengo da un territorio che negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2011, secondo lo Svimez  ha visto un PIL  inchiodato allo 0%, rispetto al + 0,4% del Centro-Nord, a testimonianza del perdurante divario di sviluppo tra le due aree. E che proprio per la dilagante illegalità vive quotidianamente difficoltà doppie, sul piano civile e sul piano imprenditoriale

La Campaniaregistra addirittura un calo del PIL,  fermandosi al -0.6%:

In un decennio il recupero del gap  tra Nord  e sud del Paese è stato soltanto di un punto e mezzo percentuale, dal 56,1% al 57,7%.

Continuando così , sempre secondo i dati Svimez, ci vorrebbero 400 anni per recuperare lo svantaggio.

Ci rendiamo conto?

Chela Campaniasia la regione più povera lo sappiamo tutti. Che un valdostano abbia prodotto nel 2011 oltre 16mila euro in più di un campano è semplicemente inaccettabile. Questi 16 mila euro sono evidentemente potenzialità inespresse. Se ne avvantaggia la criminalità che prende a piene mani da giovani improduttivi e li porta a gonfiare le proprie fila. Una situazione insopportabile.

Se in Italia i lavoratori in nero sono  210mila e il  55% è  al Sud dobbiamo farci delle domande e soprattutto dobbiamo trovare le risposte.

In questo  conteso, a peggiorare la situazione c'è il dato che vede  al Sud pesare di più l'impatto delle manovre, compresa la spending revew dello scorso luglio. Più poveri, con maggiori tagli, ma soprattutto senza prospettiva.

La caduta degli investimenti al meridione è  responsabile di un calo del PIL di 1,7 punti percentuali sui complessivi 2,1 punti.

Nel bollettino di guerra che lo Svimez ha pubblicato, risulta altissimo   il  peso dei tagli operati dal precedente Governo al Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) sulla dinamica degli investimenti al Sud.

La barca sarà anche rimasta a galla, ma  è impantanata in una palude e in più abbiamo delle zavorre pesantissime.

Spesso in interviste e incontri pubblici ho sottolineato il ruolo che nel meridione potrebbe avere il settore turistico. Mi domando: cosa aspettiamo?

Le bellezze paesaggistiche culturali, storiche ce le abbiamo già. E' un patrimonio già presente. Eppure il settore in Europa da’ lavoro a 3,6 milioni di persone, di cui meno del 10%, in Italia, nonostante l’ingente patrimonio artistico .

Di questi soltanto 48mila al Sud. Vuol dire che in Calabria la cultura e il turismo occupa solo  lo 0,6%.

Un assurdo se si rapporta al patrimonio storico artistico locale. Vuol dire che abbiamo ma  non valorizziamo. Chiunque di voi sia stato in città  del nord Europa sa che anche il minimo riferimento storico, la più piccola presenza di reperto che abbia una valenza culturale può essere valorizzata e questo porta ricchezza, valore , sviluppo.

Il caso di Caserta, esclusa come alcuni giornali hanno scritto recentemente, dalle tappe e dalle guide di croceristi, operatori turistici, agenzie è un caso emblematico. Un territorio dalle molte potenzialità non può essere abbandonato  a causa della mancanza di un piano di promozione complessivo ed integrato capace di valorizzare le diverse specificità del territorio.

Calpestiamo millenni di storia: e quel che è peggio , lo facciamo sulle spalle delle prossime generazioni

Adeguate politiche di valorizzazione dell’industria culturale finanziate con risorse nazionali e comunitarie potrebbero permettere al Sud  - secondo lo Svimez - di recuperare il gap di occupazione con il Centro-Nord in pochi anni, con 40mila nuovi posti di lavoro di cui 15mila laureati. Giovani , laureati, che producono ricchezza. E' possibile. E' possibile. Lo fanno nel resto d'europa.

Apriamo ai privati, mettiamo a frutto il patrimonio artistico, non ci limitiamo a metterci sopra una teca.

Dovremmo avere il coraggio di capire che fare soldi e lo dico in senso etico, morale, fare soldi con la cultura non è un reato . E' doveroso, soprattutto per l'italia.

La posizione geografica di assoluto vantaggio rispetto al Mediterraneo soprattutto delle nostre regioni può e deve essere messa a frutto. E non solo rispetto al turismo. Penso ad esempio alla logista e alla movimentazione merci che solo un piano infrastrutturale serio  può rilanciare adeguatamente.

Poi c'è il grande capitolo del capitale umano.

 Colleghi, amici, imprenditori, investite sulle vostre risorse umane, investite sulle loro idee.

La formazione, proprio nei momenti di maggiore crisi, è una leva fondamentale per le imprese. Essere più competitivi  ha sicuramente a che fare con il costo del lavoro ma la formazione adeguata del capitale umano consente di fare scelte strategiche più oculate - e penso soprattutto alle aziende che investono all'estero per le quali la competenza dei propri manager su problematiche locali dei mercati che si vanno ad approcciare è di vitale importanza.

Ma penso anche alle piccole realtà per le quali assumere un lavoratore, formarlo, seguirlo nel suo percorso di crescita aziendale è un investimento. A me stesso che vivo una realtà imprenditoriale piccola e a tutti voi colleghi dico: non smettiamo di investire sulle persone.

Il capitale umano è una delle nostre grandi risorse, a noi saperlo valorizzare.

L'anno scorso , da questo stesso palco, chiedemmo alla politica di fare in modo che per un giovane  fosse più semplice aprire un'impresa, trovare lavoro, avere una casa, una famiglia.

Purtroppo non possiamo dire che la politica abbia saputo dare il buon esempio, ma non per questo vogliamo arrenderci o mollare la presa. Siamo ancora qui, sempre disposti a fare la nostra parte, partendo dal confronto. 

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di Redazione
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