Cronaca / Giudiziaria

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Sconfessata la decisione di 316 deputati e 162 senatori

Corte Costituzionale: il processo Ruby non è competenza del Tribunale dei Ministri


Corte Costituzionale: il processo Ruby non è competenza del Tribunale dei Ministri
15/02/2012, 09:02

ROMA - Silvio Berlusconi, quando ha telefonato in Questura a MIlano, la notte del 27 maggio 2010, per far rilasciare Karima El Marough, alias Ruby Rubacuori, senza che venisse fotosegnalata, ha agito a titolo personale e non come Presidente del Consiglio dei Ministri. Quindi, la competenza per le indagini era della Procura di Milano e non del Tribunale dei Ministri, come voleva la maggioranza che sosteneva il governo Berlusconi. Piccolo corollario: quindi, il Pdl non potrà cancellare il processo con un voto della Camera dei Deputati.
E' questa la decisione presa dalla Corte Costituzionale, che era stata investita dalle due Camere del Parlamento del conflitto di attribuzione. Le motivazioni saranno depositate entro un mese.
Respinto anche l'analogo ricorso presentato da Clemente Mastella, che accusava la Procura di Santa Maria Capua Vetere (provincia di Caserta) e poi quella di Napoli di averlo indagato e rinviato a giudizio mentre era Ministro della Giustizia, senza passare per il Tribunale dei Ministri.
La reazione del Pdl non si è fatta attendere, scomposta come sempre: "La sentenza della Consulta conferma che il rapporto fra potere legislativo e ordine giudiziario costituisce in Italia un problema che, se non affrontato alla radice, svuota di fatto la democrazia di ogni reale potere derivante dalla volontà popolare. Ci troviamo in una democrazia dimezzata, una democrazia che di fatto dipende da un potere costituzionale sovraordinato rispetto alla democrazia liberale classica, che trae la propria legittimità dalla sovranità popolare. In queste condizioni, è impossibile per chiunque esercitare il mandato di governo, a meno che non si riconosca il potere di un organo non legittimato democraticamente di annullare le decisioni e le prerogative sovrane del potere democratico", ha tuonato l'ex Ministro della Cultura Sandro Bondi, dimenticando che qui non c'entra nulla il fatto di essere eletti o meno, ma solo l'applicazione delle leggi esistenti, trattandosi di una questione di diritto.

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di Antonio Rispoli
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