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Cosa dicono le sentenze sul processo Mills?


Cosa dicono le sentenze sul processo Mills?
25/02/2012, 18:02

E' così è arrivata anche la seconda sentenza del processo Mills: dopo la prescrizione dell'avvocato inglese, ecco la prescrizione anche di Silvio Berlusconi. Cosa significa in termini reali?
Un discorso completo lo si potrà fare solo tra tre mesi, quando i giudici depositeranno le motivazioni di questa sentenza, ma alcune cose si possono dire sin da adesso. Innanzitutto le due sentenze sono ovviamente complementari: se David Mills ha incassato 600 mila dollari provenienti da conti di una società off shore legata all'impero berlusconiano per mentire nell'interesse di Berlusconi (e questo lo dice la sentenza contro Mills), è ovvio che il Tribunale dicesse che Berlusconi avesse pagato Mills. Perchè la sentenza di prescrizione di oggi conferma che il reato c'è stato e che a commetterlo è stato l'ex premier. Inutile richiamare la versione di Berlusconi e Mills, che i soldi erano di Diego Attanasio, è palesemente una balla. A parte le prove, lo dicono molti indizi. Innanzitutto di Attanasio si comincia a parlare solo quando le indagini arrivano a Milano (e quindi Mills ha potuto concordare una versione difensiva con Berlusconi), mentre finchè rimane a Londra non ne fa parola. Poi un dettaglio: l'indagine parte da una lettera che lo stesso Mills ha mandato al proprio commercialista, in cui gli chiedeva come rendere legali i 600 mila dollari che aveva ricevuto da "Mr. B.". Se "Mr- B." è Berlusconi, come ammesso davanti alla Polizia inglese, la cosa ha senso; ma perchè si dovrebbe chiamare "Mr. B" uno che si chiama Diego Attanasio? Per cui Ghedini e Longo, per giustificare il maneggio di questi soldi, hanno dovuto in pratica (anche se non esplicitamente) accusare Attanasio di frode fiscale. Ovviamente è stato facile per l'armatore napoletano negare tutto. La storia tirata su dalla Difesa non si reggeva in piedi.
Altrettanto inutile, come viene raccontato dai parlamentari dal Pdl, evocare complotti della magistratura politicizzata e sciocchezze simili. La prova principale di questo processo è una lettera che Mills mandò al suo commercialista (e che quest'ultimo girò immediatamente alla Polizia) in cui ammetteva di essersi fatto corrompere per testimoniare il falso. Se il processo si fosse svolto in Inghilterra, quella lettera da sola sarebbe bastata a far condannare Mills, a meno che quest'ultimo non avesse dimostrato di essere stato costretto a scriverla. Se da noi il processo è durato tanto è perchè da noi c'è la norma (fatta a tutela dell'imputato, ma su cui non sarebbe male mettere qualche limitazione) che la confessione dell'imputato non è una prova.
E poi c'è il tasto dolente, che è imperversato in particolare su questo processo: le leggi ad personam che hanno modificato la situazione di questo processo tante volte. Infatti una legge (la ex Cirielli) è stata fatta appositamente per questo processo, per tagliare la prescrizione: quando nel 2004 inizia l'udienza preliminare, il processo ha una prescrizione che termina nel 2014 (il reato di corruzione giudiziaria ha una pena massima di 8 anni, quindi secondo le regole di allora, la prescrizione era di 15 anni); con la legge in questione, la prescrizione è ridotta a 10 anni. Una differenza non da poco, alla luce delle sentenze.
Poi sono intervenute le varie leggi per bloccare i processi: la legge Schifani nel 2005, poi la legge Alfano nel 2008 ed infine il legittimo impedimento. Tre leggi che la Corte Costituzionale ha poi bocciato, dato che erano ovviamente incostituzionali (non si può dire che alcune persone non possono essere processate, si viola il criterio di uguaglianza tra i cittadini), ma che hanno bloccato il processo per l'ex premier per quasi 5 anni.
Quindi, come si vede, se il processo è andato tanto per le lunghe non è colpa dei giudici o del Pm. Si tratta della ovvia conseguenza da una parte dei continui stop imposti dalle leggi ad personam, dall'altra dei comportamenti processuali dell'imputato e dei suoi legali. Comportamenti alquanto diffusi, ma che non sono eticamente corretti se fatti da un parlamentare: rinvii, assenze giustificate da impegni parlamentari (a volte chiesti appositamente, in modo da avere la scusa formalmente ineccepibile), ecc.
Ora si parla di ricorsi in Appello, sia da parte della Procura che della Difesa. Ma è un pour parler, non ci sarà nessun ricorso, se non per motivi di facciata. La Procura difficilmente farà ricorso, perchè deve prima aspettare le motivazioni (che saranno depositate tra 90 giorni) poi presentare ricorso entro i successivi 60 giorni (e così arriviamo a luglio). Secondo la Procura stessa, la prescrizione comunque era attesa tra maggio e luglio. Quindi a che scopo fare ricorso? per avere conferma della prescrizione?
Lo stesso dicasi per la Difesa, che lamenta che il Tribunale gli ha negato la possibilità di sentire i testi che aveva indicato. Ma se dovesero fare ricorso, in Appello potrebbero solo fare l'esame sui documenti già prodotti in primo grado. Se volessero ottenere una integrazione probatoria (e quindi sentire questi testimoni) l'imputato dovrebbe rinunciare alla prescrizione. Una possibilità che la legge prevede, ma è una scelta non revocabile. Se Berlusconi dovesse rinunciare alla prescrizione, la sentenza poi diverrebbe o di condanna o di assoluzione, senza alternative. Qualcuno ritiene che l'ex premier sia così convinto della propria innocenza da decidere per questo passo?

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di Antonio Rispoli
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