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Rapporti mafia-Stato: “Riina mi fece il nome di Mancino”

Cosa Nostra, in aula la deposizione del pentito Brusca


Cosa Nostra, in aula la deposizione del pentito Brusca
03/05/2011, 12:05

FIRENZE – “Finalmente si sono fatti sotto, gli ho consegnato un ‘papello’ con tutta una serie di richieste, come ad esempio i benefici per i carcerati”. Sono queste le parole che il capo di Cosa Nostra, Totò Riina, disse a Giovanni Brusca, nel luglio 1992, 15-20 giorni prima della strage di via D’Amelio a Palermo, dove morì il giudice Paolo Borsellino. Il ‘papello’, con le richieste della cupola mafiosa per avviare una trattativa con lo Stato, è tornato oggi alla ribalta nell’aula bunker di Firenze, dove il pentito Giovanni Brusca è stato chiamato a testimoniare al processo che vede imputato Francesco Tagliavia, il boss di Brancaccio accusato di aver partecipato all’organizzazione delle stragi mafiose del 1993 a Firenze, Roma e Milano. E questo ‘papello’ il pentito Brusca non lo avrebbe mai visto, pur sapendo però quali fossero le richieste contenute al suo interno. Alla domanda del presidente della Corte d’Assise d’Appello se Riina gli avesse fatto i nomi delle persone attraverso le quali il ‘papello’era stato consegnato alle istituzioni dello Stato, il pentito ha risposto “Riina non mi disse il nome del tramite. Mi fece però il nome del committente finale: quello dell’allora ministro dell’Interno, onorevole Nicola Mancino”. Si tratta della prima volta che, in un dibattimento pubblico, Giovanni Brusca fa il nome del senatore Nicola Mancino: per il pentito sarebbe infatti il personaggio politico indicato da Riina come il “committente finale” della trattativa tra mafia e Stato.
Nel corso della sua deposizione Brusca ha anche spiegato che tra i motivi che sarebbero stati all’origine dell’aggressione “al cuore dello Stato” ci sarebbero stati “i maltrattamenti nelle carceri, le cosiddette violenze generalizzate” contro i detenuti mafiosi, in particolare quelli che avvenivano nelle carceri di Pianosa e dell'Asinara. Proprio al riguardo la ricostruzione ha ripercorso anche la trasformazione della strategia mafiosa decisa dalla cupola guidata da Riina, che in un primo momento comprendeva anche l’uccisione di alcune guardie giurate nelle carceri, dopo che erano giunte segnalazioni di maltrattamenti di detenuti mafiosi. Giovanni Brusca, infine, ha confermato che l’obiettivo del ‘papello’ era principalmente “ricattatorio” nei confronti dello Stato.

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di Antonio Formisano
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