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Cosa succede durante un processo penale?


Cosa succede durante un processo penale?
11/02/2012, 18:02

In questi giorni, le vicende relative al processo Mills e alle tante proteste degli avvocati Ghedini e Longo - che vengono intervistati senza mai che venga spiegata la situazione - mi hanno portato ad alcune discussioni, che dimostrano come pochi sanno come avviene un processo; e gran parte di coloro che ritengono di saperlo ne hanno una visione distorta.
Quindi vediamo cosa avviene durante un processo penale. Innanzitutto, nel momento in cui si inizia, il Giudice tra le mani non ha nulla, è tutto nelle mani di avvocati e Pubblico Ministero. Il Giudice inizia con un fascicolo dove ha solo le notifiche agli imputati, per vedere se sono stati rispettati i termini di legge, e il capo di imputazione, cioè le accuse rivolte agli imputati. Più un documento del Pm di cui parlerò tra poco. Niente altro.
La prima fase del processo è riservata alle cosiddette "questioni preliminari": Pubblico Ministero e difese possono far presente al giudice se ci sono motivi perchè il processo non possa essere celebrato in quel momento: notifiche sbagliate, errore nello scegliere il luogo dove fare il processo (la cosiddetta "incompetenza territoriale") e così via. Superata questa fase, si dice che "il procedimento è aperto": il Pm chiede di ascoltare i testi presenti in una lista già depositata e fa l'elenco dei documenti che ritiene siano importanti per il processo. La difesa presenta la propria lista testimoniale (la può presentare anche oralmente, se è breve, anche se di solito tutti la presentano per iscritto) e fa l'elenco dei documenti che chiede di acquisire. Il giudice ascolta tutte le parti, poi decide quali prove acquisire, escludendo quelle considerate inutili rispetto al capo di imputazione oppure quelle "ridondanti" (per esempio due testi che vengono a raccontare la stessa cosa). Così come vengono esclusi quei testimoni (spesso portatio dalla difesa) che dovrebbero testimoniare sul carattere dell'imputato o della parte lesa (per esempio, nel caso di un processo per stupro, si portano testi che vengono a dire che quella è una ragazza leggera).
A questo punto inizia l'esame dei testimoni: prima quelli chiesti dal Pubblico Ministero, poi quelli chiesti dalla Parte Civile (se c'è) ed infine quelli chiesti dalla difesa. Alle volte lo stesso testimone viene chiesto da più Parti. Questo perchè chi chiama il teste può presentare autonomamente le proprie domande; gli altri possono fare domande soio su ciò che il testimone ha detto nel corso dell'esame di chi lo ha chiamato. Prima dell'esame dei testi della difesa, c'è l'esame dell'imputato, se qualcuno lo ha chiesto. Esame al quale l'imputato può comunque rifiutarsi di rispondere. Che accetti o no di rispondere alle domande, può in qualsiasi momento, chiedendo il permesso al giudice, fare dichiarazioni spontanee, purchè pertinenti ai fatti del processo.
Finita questa fase (durante la quale Pm e avvocati possono chiedere anche di acquisire ulteriori documenti pertinenti alle varie testimonianze) l'istruttoria è finita. A meno che il giudice non ritenga che sia incompleta. A quel punto può chiedere a Pm e difesa di portare nuove prove su un determinato aspetto del reato non molto chiaro (articolo 506 del Codice Penale) oppure decidere di chiamare altri testimoni, anche su sollecitazione del Pm o degli avvocati, se lo ritiene assolutamente indispensabile (articolo 507 del Codice Penale). Questo è lo svolgimento standard che può avere modifiche con l'accordo delle Parti: per esempio si può anticipare l'esame di un teste o posticipare l'esame di un imputato.
Ma c'è un caso in cui il giudice può interrompere il processo: nel momento in cui dovesse ritenerlo innocente. A quel punto può anche decidere di chiudere il processo, senza ascoltare altri testimoni. Ma può decidere di non sentire testimoni che ritenga non indispensabili, anche se in un primo momento li aveva ammessi.
Una volta che il giudice chiude l'istruttoria, tocca al Pm fare la requisitoria, cioè un discorso, più o meno lungo, nel quale spiega perchè secondo lui l'imputato o gli imputati vadano condannati o assolti e in base a quali prove. Poi tocca alla Parte Civile, quando c'è, che chiede il risarcimento danni per la parte lesa. Infine tocca ai difensori che procedono con l'arringa, nella quale spiegano perchè le prove del Pm non sono sufficienti a condannare l'imputato, che il loro assistito è una povera vittima delle circostanze e che quindi va assolto. Sentiti tutti, il giudice va in camera di consiglio e ne esce con la sentenza.
In casi eccezionali il giudice può emettere una ordinanza, al posto di una sentenza. Per esempio se riconosce di essere incompetente per quel processo o se ritiene che qualche elemento di prova non sia stato esaminato in maniera sufficiente.
Se invece esce con la sentenza, essa può essere di diversi tipi. Può essere una sentenza di assoluzione piena, in cui il giudice dice all'imputato: "Non è stata provata la sua colpevolezza, quindi può andare libero". Può essere una sentenza di assoluzione con la formula "ai sensi del capoverso dell'articolo 530", che corrisponde alla vecchia insufficienza di prove: il giudice ammette che le prove presentate non sono sufficienti a dire che l'imputato è colpevole. Può essere un "non doversi procedere", se ci sono cause che impediscono la sentenza (per esempio, il ritiro della querela, se il reato è lieve). Può essere una sentenza di condanna, più o meno pesante a seconda della gravità del reato commesso. In questo caso, se il reato è lieve, con una condanna sotto i due anni, ed è la prima condanna, si può chiedere ed ottenere la sospensione condizionale della pena: la condanna viene sospesa; se nei successivi 5 anni non si commettono altri reati, tutto viene cancellato. Altrimenti si sconta sia la pena per il secondo reato che quella sospesa.
Se la pena è ancora più bassa (massimo 6 mesi) si può chiedere la conversione in una multa: si paga da 38 a 50 euro al giorno (lo decide il giudice) ed è come se si fosse scontata la pena. Una strada non sempre possibile: se uno viene condannato perchè non paga gli alimenti alla moglie, non può ricorrere a questa possibilità.
Se la pena è sotto i 3 anni, si può chiedfere l'affidamento ai servizi sociali: si fa un lavoro socialmente utile, che può essere proposto anche dallo stesso condannato; se non si commettono altri reati, dopo 3 anni la pena è scontata.

Questo è un processo ordinario, ma ci sono dei mezzi per evitarlo: i cosiddetti riti alternativi, che possono essere richiesti dall'imputato. C'è l'oblazione, ammessa solo per i reati che prevedono una condanna o una multa, ma non tutte e due insieme. Si paga una somma pari alla metà della multa massima e il processo è finito. C'è il patteggiamento, ammesso solo per i reati con pena massima fino a 5 anni: Pm ed avvocato si mettono d'accordo per stabilire una pena e, se il giudice non ha obiezioni, quella è la pena che si applica. E' un sistema che consente all'imputato di avere uno sconto di pena che può arrivare ad un terzo (se devo essere condannato a 3 anni, l'accordo viene raggiunto tra i 2 e i 3 anni).
Infine c'è il rito abbreviato: il processo viene fatto sulla base degli atti contenutio nel fascicolo del Pm (eventualmente integrati da qualche documento della difesa o da un testimone) e in cambio l'imputato, se viene condannato, riceve uno sconto sulla pena di un terzo secco. Non bisogna confondere il rito abbreviato con il rito direttissimo: quest'ultimo viene fatto per evitare l'udienza preliminare e si può fare solo se le indagini si concludono in 3 mesi.

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di Antonio Rispoli
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