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Riduzione delle indennità, stop alle assunzioni e auto blu

Costi della politica: la Giunta siciliana si taglia di 90 mln

Il piano varato, presentato dal presidente Lombardo

Costi della politica: la Giunta siciliana si taglia di 90 mln
07/08/2011, 09:08

Tagli pari circa a 90 milioni di euro: la Giunta regionale siciliana ha messo a punto un piano che prevede diversi risparmi in diversi settori. A farsi portavoce di tale progetto, partorito in una riunione notturna dell’esecutivo e annunciato in conferenza stampa, è stato il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo.
Stop alle assunzioni alla Regione Siciliana e taglio allo stipendio degli assessori, alle consulenze e alle auto blu. Sono questi i punti principali del piano: “Almeno per i prossimi dieci anni,- dice Lombardo - fino a quando il numero del personale non si ridurrà da 20 mila a circa duemila dipendenti”. Tra le misure messe in campo anche la riduzione delle indennità dei componenti della Giunta regionale, a partire dal primo di settembre. Inoltre saranno tagliate del 30% il numero di consulenze ed esperti, mentre i componenti degli uffici di gabinetto passeranno da 21 a 14. Rivista anche la voce auto blu: dal 31 ottobre di quest’anno il loro utilizzo sarà a prenotazioni (chi arriva fuori tempo andrà in taxi, che sarà rimborsato) tranne che per i componenti dell’esecutivo e per i magistrati della Corte dei Conti e del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga), ai quali la Regione offre il servizio. Altre novità riguardano la creazione dei liberi consorzi dei comuni, in attuazione dell’articolo 15 dello statuto autonomista, ai quali saranno delegate risorse e parte del personale pagato dalla Regione, i cui dipendenti diretti sono attualmente circa 20 mila.
Non rientrano, almeno finora, nel bersaglio della Regione, le decine di enti che hanno pletorici consigli d’amministrazioni e manager che talvolta guadagnano anche il doppio di un parlamentare. Se la Giunta cerca di rivedere i propri conti, anche l’Assemblea regionale nei giorni scorsi è corsa ai ripari, eliminando privilegi che persino alcuni parlamentari ignoravano: qualcuno andava oltre le necessità terrene, come la copertura delle spese funerarie per i deputati. Dalla prossima legislatura, insomma, il calcolo dell’assegno di quiescenza non sarà più parametrato sull’80% dell’indennità lorda ma sul 60% e occorreranno almeno 10 anni di attività da parlamentare, e non 5 come adesso, per far scattare il diritto alla pensione.

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di Antonio Formisano
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