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Formigoni:"Siamo contrari ma non ci opporremo"

Cota frena su Ru486:"Non andrò contro la legge"


Cota frena su Ru486:'Non andrò contro la legge'
03/04/2010, 10:04

ROMA - "Per me le pillole ordinate dall'amministrazione Bresso possono anche rimanere nei magazzini"; la dichiarazione ad effetto di turna era del neo eletto governatore del Piemonte Roberto Cota.
Stessa linea dura anche di Luca Zaia in Veneto:"Farò di tutto per impedire l'utilizzo della pillola abortiva nella mia regione". La fiera crociata Leghista contro il peccaminoso farmaco si era poi avvalsa del poderoso contributo di Maurizio Gasparri:"dalle Regioni arrivano notizie negative per il partito della morte. La Ru486 non circolerà facilmente. E questa è una buona notizia”. Peccato che poi sia arrivata la percisazione del presidente degli ordini dei medici Amedeo Bianco:"la pillola abortiva è compatibile con la legge 194 e chi dice di non volere la Ru486, al di là delle legittime preoccupazioni etiche e morali, mette in discussione la stessa 194".
Stessi segnali di buon senso e dichiarazioni non smaccatamente propagandistiche sono arrivate dallo stesso Pdl con il ministro alla Salute Ferruccio Fazio che, insieme al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, ha invitato a rispettare la legge 194. A quel punto consueto passo indietro leghista ed abbassamento di toni. "Mai contro la legge" ha assicurato il guerriero Cota ed un amorevole "quello che mi sta a cuore è la salute della donna" da parte dell'altro crociato Zaia. "Assolutamente contratri" ma altrettanto decisi a rispettare le disposizioni normative si dicono Roberto Formigoni in Lombardia e Giuseppe Scopelliti in Calabria.
A riaccendere qualche fiamma polemicha ci prova però il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella che, dopo aver precisato che "La Ru486 è un farmaco con molte ombre", protesta:"Non si può invocare l'autorità dello Stato rispetto alle autonomie regionali solo a intermittenza, quando fa comodo al proprio schieramento politico". Ma il dottor Bianco ricorda:"Il Consiglio superiore di sanità ha stabilito la compatibilità della Ru486 con la 194"  e poi taglia corto:"Io mi fermerei qua".
Ed in effetti sarebbe opportunto fermare la girandola di dichiarazioni e prese di posizione aprioristiche tentando di fornire, all'intero territorio nazionale, una regolamentezione univoca che tuteli le donne (e la legge) allo stesso modo in tutte le regioni. Il rischo, come sottolineato anche da Alessandra Mussolini, è infatti che "ci sarà uno squilibrio, una minore o maggiore tutela delle donne in una regione rispetto all'altra". E tornando alla crociata leghista contro "la pillola della morte", sono emblematiche le dichiarazioni decise e precise del deputato del Pdl Benedetto Della Vedova:"Per il Pdl inseguire la Lega nelle crociate propagandistiche sull'Ru486 significa consegnare al Carroccio l'egemonia culturale della coalizione. Invece, un grande partito liberale e moderato deve presentarsi, anche sui temi civili, come una forza innovativa e inclusiva - ha infatti detto Della Vedova -. Per altro, visto che le maggioranze in Piemonte e in Veneto non sono 'monocolori leghisti', non capisco perché il Pdl in queste regioni dovrebbe accettare qualcosa di diverso da quello che faranno i governatori in tutte le altre regioni italiane governate da maggioranze di centrodestra".
A quanto sembra, dunque, il problema della somministrazione del farmaco non è collegato a ragioni etiche, religiose, mediche o normative ma a motivi di predominio politico. In Della Vedova, almeno, c'è da apprezzare la sincerità.

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di Germano Milite
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