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Sul "Fatto Quotidiano" si parla del giudizio ancora sospeso

Cota vs Bresso, ecco perché il leghista non ha ancora vinto



Cota vs Bresso, ecco perché il leghista non ha ancora vinto
20/10/2010, 18:10

TORINO - Un monito deciso e liberatorio, uno sfogo plateale lanciato nei riguardi di Mercedes Bresso e di quel centrosinistra che, negli scorsi mesi, aveva provato a mettere in dubbio la validità delle scorse elezioni regionali così generose nei confronti del partito leghista.
Roberto Cota, intervistato da SkyTg24 davanti alla sede della Regione Piemonte, ha difatti tuonato:"È giunto il momento di mettere la parola fine a questa vicenda, chi ha perso accetti la sconfitta, faccia opposizione e cerchi di rappresentare gli interessi della gente". Ringalluzzito dalla sentenza del Consiglio di Stato che annulla la dichiarazione di illegittimità delle liste elettorali di centrodesstra "Al Centro con Scanderebech" e "Pensionati per Cota" pronunciata dal Tar lo scorso mese di luglio, Cota si è così tolto diversi sassolini dalla scarpa e, riferendosi proprio alla sentenza di secondo grado, ha sottolineato come quest'ultima abbia dimostrato "che i ricorsi dell’ex presidente della Regione erano infondati e che il mio era fondato".
Con il consueto e tanto sbandierato amore leghista per il duro lavoro, il governatore piemontese ha poi lanciato un altro monito:"Però adesso basta, la gente è inviperita, io non faccio polemiche, i voti sono già stati contati e sono voti validi". Negandosi più volte ai giornalisti prima di conoscere l'esito del proprio ricorso, una volta ottenuta la ragione giuridica, l'orgoglioso rappresentante del Carroccio ha però voluto esternare le proprie considerazioni sia attraverso facebook che su youtube:"Ero sicuro delle mie ragioni e dunque non avevo dubbi su questo risultato - ha infatti chiosato sicuro e visibilmente soddisfatto -. Adesso lasciamoci alle spalle questa brutta pagina e rimbocchiamoci ancora di più le maniche per rilanciare il Piemonte".
Dal canto suo, la Brsso, si è avventurata in una timida replica:"Accetteremo la decisione, ma per il momento la partita non è finita: la giustizia non è un optional, non lo faccio per me, è una battaglia per la legalità". Tra gli ultimi nodi da sciogliere, però, c'è quello economico che riguarda i costi (non trascurabili) che sono stati sostenuti per poter effettuare il riconteggio delle schede. In tal senso l'ex presidente sembra voler tagliare corto:"Noi la giustizia la paghiamo già con le tasse, non è giusto che i cittadini paghino il riconteggio. Però visto che l’operazione era stata disposta a favore di Cota, se proprio ci tengono possono pagare loro".

MA COTA NON HA ANCORA VINTO
Tuttavia, le esultanze di stirpe cotiana, non dovrebbero prolungarsi più del comprensibile. Come riscontra l'attento Stefano Caselli sul "Fatto Quotidiano", infatti, la partita finale deve essere ancora  giocata e, quasi sicuramente, a decretare la vittoria leghista o quella democratica, sarà l'eventuale sentenza di condanna per falso che potrebbe essere pronunciata ai danni di Michele Giovine.
Giovine, che sarà processato con rito immediato proprio a causa di prove del reato giudicate dal gip fin troppo evidenti per richiedere la consueta udienza preliminare, è difatti il titolare della lista "Pensionati per Cota". Una lista decisamente "pesante" che conta ben 27.000 voti e, cioè, quattro volte la differenza di preferenze che rende il leghista vincente e la candidata democratica una che "deve accettare la sconfitta". Sempre secondo quanto ricorda il Fatto, ben 18 firme dei 19 candidati della lista sospetta sarebbero considerate dalla procura di Torino del tutto false o, in alternativa, inserite a totale insaputa degli stessi candidati (una di questi, ad esempio, è risultata addirittura essere una prozia di Giovine nata nel lontano 1919).
Del resto, il giovine volpone, si fece trovare con le mani nella marmellata già cinque anni fa, quando, una legge ad castam poi cancellata dalla Corte Costituzionale, gli permise di salvarsi con una mite oblazione e qualche rimprovero. E dunque, nelle elezioni di Cota, sicuramente c'è qualcosa di poco chiaro e nulla sarà definitivo prima del prossimo 25 gennaio; giorno in cui il Consiglio di Stato discuterà proprio sulla possibilità di considerare inesistente causa firme fasulle la corposa lista dei "Pensionati".
A quel punto il Carroccio avrà poco da brindare e, di sicuro, apparirà meno credibile la solita accusa di "magistratura rossa" pronta a sovvertire i risultati elettorali (truccati) aggrappandosi a risibili cavilli burocratico-amministrativi.

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di Germano Milite
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