Cronaca / Soldi

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Indagati altri 4 manager nell'inchiesta sul collasso societa

Crack Burani: per il gip causa di "smania finanziaria"


Crack Burani: per il gip causa di 'smania finanziaria'
28/07/2010, 18:07

MILANO - Un'irrefrenabile e deleteria "smania finanziaria" che ha travolto il ricco gruppo collegato alla famosa casa di moda di Mariella Burrani è che è stata riscontrata, secondo il gip Fabrizio D'Arcangelo, dalle speculazioni bancarie e patrimoniali di Walter e Giovanni Burani.
Per il giudice, infatti, con l'aiuto di altri manager e soggetti terzi conniventi, i due "hanno perseguito con continuita' il disegno criminale di trarre in inganno risparmiatori e creditori, nonche' le autorita' di controllo dei mercati, costruendo mediante operazioni fittizie la falsa apparenza di una solida realta' economica, allo scopo di drenare risorse sul mercato borsistico e dal ceto creditorio, che venivano poi, anziche' impiegate in una effettiva politica di sviluppo industriale del gruppo, dilapidate per sostenere l'apparenza ingannevole di titoli floridi, in una spirale perversa che necessariamente doveva condurre al default delle imprese". 
La condotta fraudolenta e dissipativa - 
conlude  D'Arcangelo - e in particolare di Giovanni e Walter Burani continua in modo sorprendentemente pervicace anche dopo l'esplosione della crisi del gruppo e durante le trattative per evitare il fallimento, come emerge tra l'altro da alcune conversazioni telefoniche intercettate".
Un "gioco" finanziario al rialzo, dunque, che ha portato al crack totale di un'azienda florida e solida fino a pochi anni fa. Coinvolti nelle indagini, oltre ai due già citati, anche Ettore Burani, Giuseppe Gullo, Kevin MarkCompere Tempestini e Stefano Maria Setti.
Per l'accusa, grazie anche alla collaborazione di questi altri illustri nomi, Giovanni e Walter "con lo scopo di procurarsi ingiusto profitto e di recare pregiudizio ai creditori, falsificavano i libri sociali e le scritture contabili che comunque tenevano in guisa da non consentire la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari".
In tal modo, la società quotata in borsa a Milano, risultava in ottima salute economico-finanziaria pur versando, al contrario, in condizioni più che critiche.
In particolare, sottolineano ancora gli inquirenti, i due "peravano in modo che le perdite in caso di liquidazione della posizione, calcolate sulla base del prezzo diriferimento, assumessero dimensioni assolutamente rilevanti a partire dal novembre 2007, quando superavano la cifra di 2 milioni di euro. L'8 agosto 2008, alla vigilia del trasferimento dei titoli a Mbfh e quando ormai era stata avviata l'Opa su Mbfg, la perdita ascrivibile a Bdh era pari a circa 8 milioni di euro".
Nulla da dire: un vero e limpido esempio di "sana" imprenditoria milanese.

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di Redazione
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