Cronaca / Soldi

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La metta dei programmi installati sui pc son senza licenza

Cresce pirateria software, in Italia 1,2 miliardi di controvalore


Cresce pirateria software, in Italia 1,2 miliardi di controvalore
11/05/2010, 19:05

MILANO - i dati del settimo studio annuale realizzato a livello internazionale da Idc per conto di Business Software Alliance e presentato oggi a Milano parlano chiaro e, come si legge anche sul Sole 24 Ore, in Italia negli ultimi mesi la pirateria collegata all'emulazione illegale di software è aumentata in maniera sensibile.
"Copiare" programmi coperti da copyright e rivenderli a basso costo è infatti una pratica molto diffusa nel bel paese; specialmente nel centro-sud dove, la malavita, controlla grossa fette di mercato inerenti alla duplicazione di videogiochi per pc e console, a quella dei cd musicali e dei film. L'altro settore "forte" è appunto quello del commercio illegale di software cracckati. In particolare, in Italia, il traffico della pirateria è aumentato dell'1% (in linea con la media dei paesi occidentali: dal 48 al 49%) mentre, a livello globale, il fenomeno è cresciuto del 2% (passando dal 41 al 43%). Dalle cifre appena esaminate si intuisce dunque che, nella penisola, circa la metà dei software installati su pc, portali, netbook e notebook è priva di licenza ufficiale e dunque utilizzata in maniera illecit. Il "traffico pirata" frutta circa 1,2 miliardi (a livello globale si parla di oltre 51 miliardi di dollari) e che coinvolge prevalentamente le economie in via di sviluppo.
La Guardia di Finanza ha tentato di arginare il fenomeno, operando con 135 azioni investigative, sequestrando software illegale per un valore di circa 5 milioni di euro e denunciando all'Autorità Giudiziaria oltre 100 persone. Paragonato con il sommerso, però, cio che è stato recuperato dalle forze dell'ordine appare senza dubbio di livello quasi infinitesimale. Gli inquirenti rilevano che in paesi come Cina, India e Brasile, il mercato della pirateria viaggia praticamente a braccetto con lo sviluppo economico. Come si legge sempre sul Sole 24 ore, le nazioni più virtuose sono gli Stati Uniti, il Giappone ed il Lussemburgo (con tassi di pirateria tra il 20 ed il 21%). Maglia nera con una percentuale di produzione illegale che arriva addirittura al 90% per Georgia, Moldova e Zimbabwe.
Tornando all'Italia, per il presidente della Bsa Luca Luca Martinelli:""un tasso di pirateria del 49% è inaccettabile per una nazione evoluta come la nostra. In un momento di congiuntura economica non facile come quello attuale – ha rincarato la dose - va necessariamente sottolineato come la strada dell'illegalità e del sommerso non è certo quella che favorisce la ripresa del Pil e dell'occupazione".
Magari a Martinelli andrebbe però ricordato che è inaccettabile il costo spropositato della maggior parte dei software disponibili sul mercato e che, per un privato, non è sempre facile reperire oltre 500 euro per l'acquisto di un programma base. Per non parlare, poi, del costo di svariate migliaia di euro per chi vuole acquistare legalmente un programma di gestione avanzato. Eppure, abbassando i prezzi, si potrebbe garantire una legalizzazione dell'intero sistema di diffusione, una minor erosione dell'erario e diversi nuovi posti di lavoro. Tra l'altro, l'incremento del mercato illegale, è sicuramente dovuto anche alla crisi globale, all'aumento sconsiderato dei prezzi appena citato ed alla conseguente stagnazione degli stipendi. Insomma: si pretende dagli utenti che spendano cifre blu per acquistare prodotti originali e licenze persino per utilizzare prodotti base come "Microsoft Word" e poi ci si scandalizza quando si scopre un enorme mercato del sommerso.

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di Germano Milite
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