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Durante terremoto del 6 aprile 2009

Crollo convitto nazionale dell’Aquila, 4 anni all’ex preside


Crollo convitto nazionale dell’Aquila, 4 anni all’ex preside
28/12/2012, 10:03

L'AQUILA –  Per il crollo del convitto nazionale dell’Aquila, verificatosi durante il terremoto del 6 aprile 2009, il Giudice del Tribunale dell'Aquila, Giuseppe Grieco, dopo oltre due ore di camera di consiglio, ha deciso di punire con quattro  anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, l’ex  preside,   Livio Bearzi.   Nel crollo rimasero uccisi tre minorenni: Luigi Cellini, 15 anni, di Trasacco (L'Aquila) e due stranieri, Ondreiy Nouzovsky (17) e Marta Zelena (16). Atri due ragazzi rimasero feriti. Il giudice ha invece assolto dalle stesse accuse l'allora dirigente della Provincia dell'Aquila Vincenzo Mazzotta, responsabile della struttura per conto dell'ente provinciale che gestisce il convitto e altre scuole. Quest'ultimo, difeso anche dal padre, l'avvocato Antonio Giuseppe Mazzotta, alla lettura della sentenza è scoppiato in lacrime. Per entrambi, i pubblici ministeri Fabio Picuti e Roberta D'Avolio avevano chiesto 4 anni di reclusione. Secondo l'accusa, il preside non evacuò l'edificio dopo la scossa precedente a quella tragica delle 3 e 32 della notte tra il 5 e il 6 aprile 2009. Sia lui, sia l'allora dirigente della Provincia, sempre per l'accusa, non avrebbero mai sottoposto la vecchia struttura ai restauri. Con la sua sentenza, il giudice ha concesso una “provvisionale” di 200 mila euro all'unica parte civile costituitasi nel processo: la famiglia di Luigi Cellini.

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di Rosario Scavetta
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