Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

La Curia non ha gradito le prese di posizione del prete

Curia di Milano licenzia prete favorevole alle unioni gay


Curia di Milano licenzia prete favorevole alle unioni gay
07/03/2012, 20:03

MILANO – La Curia di Milano ha deciso di interrompere la convenzione con la diocesi di Ales Terralba che permetteva a don Mario Bonfanti di svolgere la propria attività nella piccola Comunità di Perego, in Brianza,  a causa della presa di posizione di quest’ultimo a favore delle coppie gay e dei sacramenti per i divorziati. Decisione questa che scatenerà sicuramente delle accese polemiche.  A quanto pare, la goccia che abbia fatto traboccare il vaso, per il sacerdote, 41enne, sia stata la condivisione, lo scorso 14 febbraio, di un link di Amnesty International in cui si leggevano le seguenti parole: “ogni giorno, anche in Europa, alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate viene negato il diritto alla libertà di espressione, di riunione e di manifestazione” a cui sarebbe seguito il seguente commento da parte di Don Mario: “Purtroppo questo capita anche in Italia… specie nella chiesa”.
Da questo sarebbe scaturita la decisione del mons. Bruno Molinari, vicario episcopale per la zona pastorale di Lecco, nella cui nota si legge: “Il Vicario Episcopale della Zona Pastorale di Leccocomunica al Direttivo, al Consiglio Pastorale e ai fedeli della Comunità Pastorale S. Antonio Abate’ costituita tra le parrocchie di Rovagnate, S. Ambrogio in Monte, Perego e S. Maria Hoé che a far data dal primo marzo 2012 si è conclusa la convenzione tra le Diocesi di Milano e di Ales Terralba in forza della quale dal primo ottobre 2007 don Mario Bonfanti era stato nominato Vicario della suddetta Comunità. A lui si esprime riconoscenza per il ministero svolto in questi anni e l’augurio per i nuovi compiti pastorali che il suo Vescovo gli affiderà”.
Non si è fatta attendere la risposta della famiglia di Don Mario che ha  replicato: “Siamo i familiari di don Mario. Non possiamo tacere davanti a questa ingiustizia subita da nostro figlio. Neanche il peggior criminale viene condannato negandogli il diritto di difendersi e voi uomini di Chiesa dovreste essere ben lungi da questi comportamenti. Avete, invece, tramato alle sue spalle; lo avete trattato come un cane senza rispetto e dignità”.

Commenta Stampa
di Erika Noschese
Riproduzione riservata ©