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Cyber bullismo, Campania: Save the Children, il 50% dei minori testimone di bullismo in rete


Cyber bullismo, Campania: Save the Children, il 50% dei minori testimone di bullismo in rete
04/02/2013, 13:18

La scuola è luogo dove le vittime vengono prese di mira (78%), nel mirino dei cyber bulli ci sono i “diversi”, i secchioni e anche le ragazze bruttine. Isolamento e depressione sono la grave conseguenza di questa violenza senza confini. Secondo un’inedita rilevazione Ipsos per Save the Children, i cyber bulli agiscono sui social network (63%) con la diffusione di notizie false (57%), foto e immagini denigratorie (54%) o tramite la creazione di gruppi “contro” (56%).

I cyber bulli sono ovunque e chiunque può diventare una vittima del bullismo on line (82%). L’adescamento della vittima e l’aggressione possono avvenire ovunque (73%) e per i pretesti più diversi (63%). L’uso del cellulare o di Internet peggiora la situazione (81%). I cyber bulli non hanno limiti, possono fare e dire alla vittima qualsiasi cosa (67%), con conseguenze anche molto gravi, come depressione (66%), rifiuto della scuola (66%) e degli amici (56%). Questo pensano dei cyber bulli i ragazzi della Campania secondo quanto rilevato dalla ricerca “I ragazzi e il cyber bullismo” realizzata da Ipsos per Save the Children (1).
Secondo i dati di scenario nazionali, i 2/3 dei minori italiani riconoscono nel cyber bullismo la principale minaccia che aleggia sui banchi di scuola, nella propria cameretta, nel campo di calcio, di giorno come di notte. E percepiscono alcuni degli ultimi tragici fatti di cronaca molto (33%) o abbastanza (48%) connessi al fenomeno. Per il 72% dei ragazzi intervistati il cyber bullismo è la più pericolosa delle minacce, più della droga (55%), più del pericolo di una molestia da un adulto (44%) o del rischio di una malattia sessualmente trasmissibile (24%).

Il bullismo: come e dove si sceglie la “vittima”

Secondo i ragazzi campani, il cyber bullo seleziona la preda basandosi molto sull’aspetto esteriore del coetaneo (67%). I secchioni (65%) e le più bruttine della classe sono prese di mira (63%), come anche chi esprime gusti diversi in fatto di musica o di abbigliamento (61%). Il cyber bullo rende la vita più difficile ai timidi (60%), agli stranieri (43%) e ai disabili (36%). Nel suo mirino, anche il presunto orientamento sessuale della vittima (57%). Per il 78% dei minori intervistati la scuola rappresenta il luogo elettivo del bullismo, seguita dagli altri luoghi di aggregazione sociale, quali i locali o la piazzetta, (69%) anche se per il 73% dei ragazzi si può esser “puntati” ovunque. Inoltre per quasi la metà dei ragazzi campani (47%), anche i luoghi dove si fa sport sono luoghi dove si può essere “puntati” dai cyber bulli, un valore nettamente superiore alla media nazionale (37%).

“I ragazzi trascorrono gran parte del loro tempo tra i banchi ed è lì che sperimentano una buona fetta della loro socialità. Il ruolo della scuola è di primaria importanza per valutare ed implementare interventi mirati contro il dilagare del cyber bullismo. L’insegnante per il suo stesso ruolo è un’ “antenna” pronta ad intercettare e leggere ciò che accade alle dinamiche relazionali della classe – afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia – e, come tale, parte attiva insieme alla scuola nella costruzione di strategie preventive e di contrasto al fenomeno. I docenti però non vanno lasciati soli, il bullismo è un fenomeno complesso che spesso trae origine da un disagio profondo che riguarda il bullo, il gruppo così come la vittima, e richiede dunque strategie in grado di cogliere e gestire questo disagio. Quindi, uscire da un’ottica di emergenza legata al singolo caso ed entrare in un’ottica di interventi strutturali a lungo termine è la strada da continuare a percorrere”.


Come si attacca la vittima?

La modalità d’attacco preferita dai giovani cyberbulli è la persecuzione della vittima attraverso il suo profilo su un social network (63%). Ma anche l’invio di sms/mms/e-mail aggressivi e minacciosi (57%), la diffusione di notizie false via sms/mms/mail (57%), la creazione di gruppi “contro” su un social network (56%), la diffusione di foto e immagini denigratorie o intime (54%), il furto di e-mail, profili, o messaggi privati per poi renderli pubblici (49%).

Come sono percepiti “vittima” e carnefice” dai loro coetanei?

Solidali con il coetaneo perseguitato, l’82% dei ragazzi campani intervistati pensa che la vittima non si meriti questa aggressione di branco (per il 71% degli intervistati, uno comincia e gli altri gli vanno dietro, per il 19% si diventa branco perché lo fanno tutti e per il 13% lo si fa perché è divertente) e riconosce nel persecutore una persona fragile (il 56% ritiene che attaccare gli altri faccia sentire più forti, il 36% asserisce che aiuta a mantenere la leadership, vera o supposta, e per il 32% chi attacca lo fa soprattutto per attirare l’attenzione).

Secondo i ragazzi, la connettività aggrava il fenomeno del bullismo?

Per la maggior parte dei ragazzi (81%), gli episodi di bullismo “virtuali” sono molto più dolorosi di quelli reali per chi li subisce perché non ci sarebbero limiti a quello che si può dire e fare (67%) e potrebbe non finire mai (55%). Per il 49% dei ragazzi la rete rende anonimi e quindi apparentemente non perseguibili.

Quali le conseguenze delle azioni di cyber bullismo?

Per i ragazzi campani intervistati, l’isolamento è la conseguenza principale del cyber bullismo. Per il 66% chi lo subisce va in depressione e si rifiuta di andare a scuola o fare sport. Il 56% afferma che le vittime non vogliono più uscire o vedere gli amici, il 45% ha la percezione che potrebbero decidere di farsi del male o anche peggio.
Comportamenti di cyber bullismo sono testimoniati dal 41% dei ragazzi intervistati mentre il 7% ne parla addirittura come di una esperienza regolare e consueta. L’elevato e costante tasso di innovazione tecnologica lascia presupporre che in futuro la componente adulta del Paese si troverà sempre più di frequente a dover gestire questioni delicate e complesse per garantire la tutela dei minori online.

“I nativi digitali sono attori di un mondo complesso che scuola e famiglia non possono affrontare da soli, hanno bisogno del sostegno delle istituzioni e di tutte le parti coinvolte nella sfera virtuale dei più giovani – prosegue Valerio Neri – Nel 2007, furono istituiti gli Osservatori Regionali sul bullismo che garantivano una rilevazione e un monitoraggio costante del fenomeno, nonché il supporto agli interventi riparativi promuovendo strategie multidisciplinari. La costituzione degli Osservatori prevedeva una valutazione anche in itinere del loro operato. È stata fatta? E se si, quali sono le conclusioni sulla loro efficacia? In caso contrario, prima di rispondere sull’onda dell’emotività determinata dalla sempre maggiore frequenza degli episodi, sarebbe forse opportuno verificare quello che è stato già fatto, per non partire ogni volta da zero e per promuovere le modifiche necessarie a rendere gli interventi più efficaci”.

Il ruolo della famiglia e le azioni di contrasto

Dall’indagine emerge chiaramente il ruolo di conforto dell’adulto in generale e della famiglia in particolare. Forte comunque la spinta all’apertura nella ricerca della soluzione:per il 68% dei ragazzi campani bisogna parlarne con i genitori,con gli insegnanti (45%) o con gli amici (42%) , il 27% suggerisce di cambiare frequentazioni, per il 23% bisogna chiudere il profilo o sospendere la sim, per il 23% occorre segnalare l’abuso online.

Quando si chiede ai ragazzi quali misure adottare per arginare il fenomeno, il 51% suggerisce attività di informazione, sensibilizzazione e prevenzione con il coinvolgimento della scuola, delle istituzioni e degli stessi genitori. Infatti nonostante più della metà delle mamme (53%) condivida foto e informazioni con i figli sui social network e conosca le password per monitorare l’attività on line dei figli, 37% dei ragazzi chiede maggiore vigilanza da parte dei genitori e ai gestori delle piattaforme social chiedono di adottare contromisure per la protezione dei minori (36%).

“I numeri contano più delle percentuali. Se è vero infatti che i minori costituiscono solo una parte in termini percentuali del bacino di utenza telefonica e informatizzata, il loro numero assoluto è comunque molto significativo, pertanto i gestori non possono sottrarsi alla responsabilità di gestire la loro presenza, sia in termini di contenuti a disposizione sia in termini di monitoraggio di ciò che avviene - conclude Valerio Neri – Bisogna mettere a disposizione dei ragazzi sistemi semplici e diretti che permettano loro di segnalare situazioni a rischio o addirittura di pericolo. Unendo le forze di aziende, istituzioni scolastiche e governative, e contando sul ruolo chiave della famiglia, si può lavorare assieme con l’obiettivo di sviluppare nei ragazzi e nelle ragazze le competenze emotive necessarie per costruire relazioni significative con gli altri”.

L’importanza del lavorare insieme fra le realtà interessate è testimoniata dal lavoro che Save the Children porta avanti in seno al Comitato per la Promozione e la Tutela dei Diritti online dei minori, che l’anno scorso in occasione del Safer Internet Day ha presentato alla Camera dei Deputati la sua agenda strategica.

L’Organizzazione inoltre promuove numerose attività per sensibilizzare i più giovani su un utilizzo corretto e consapevole dei new media. Per trattare un tema delicato come il cyber bullismo, l’Organizzazione ha sviluppato una serie di strumenti per parlare ai ragazzi con il linguaggio e il tono proprio della loro età, tra cui un cartoon sul fenomeno, disponibile anche in una applicazione per Apple e Android che stimola i ragazzi a riflettere sul tema. Il cartoon racconta le disavventure di Gaetano, un ragazzino preso di mira da propri coetanei cyber bulli, e attraverso i consigli di un coach virtuale sensibilizza i ragazzi sui comportamenti virtuosi da adottare, come singoli e come membri di un gruppo, e sulle conseguenze di ogni loro azione. Inoltre è stato realizzato un manuale per insegnanti per guidarli nell’utilizzo di questi strumenti di sensibilizzazione.

 

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di Redazione
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