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Da Colangelo a Cafiero de Raho: tanti interventi al convegno di "Ius et Gestio"


Da Colangelo a Cafiero de Raho: tanti interventi al convegno di 'Ius et Gestio'
14/03/2013, 15:45

Non basta l'aggressione a boss e affiliati e lo smantellamento del controllo territoriale: per assestare colpi cruciali alle mafie occorre fermare il flusso di denaro che rappresenta la linfa vitale per l'economia criminale organizzata. E una volta confiscati beni per milioni di euro è determinante accelerare il più possibile i tempi per arrivare alla definitiva destinazione dei tesori dei clan. Di questo si è discusso oggi a Napoli, nella sala Auditorium del Palazzo di Giustizia, in un convegno organizzato dall'associazione "Ius et Gestio", che riunisce avvocati, dottori commercialisti, esperti e studiosi dell’istituto giuridico delle misure patrimoniali antimafia.
«Siamo convinti - spiega Maurizio Cinque, presidente di "Ius et Gestio" che la vera aggressione ai clan si fa conquistandone i patrimoni economici. Ma poiché dal momento del sequestro alla confisca definitiva passa spesso molto tempo è importante  che in questo iter il ruolo di gestione, mi riferisco soprattutto alle aziende, venga svolto nella  maniera più professionale possibile dagli ausiliari giudiziari. Ciò per impedire il sorgere di criticità finanziarie che renderebbero poi difficile la successiva assegnazione delle aziende confiscate. Si tratta di un aspetto fondamentale: se sequestriamo e poi non riusciamo a confiscare un bene e a ridarlo alla collettività passa il messaggio che quando c'era la malavita le cose funzionavano e quando invece subentra lo Stato le aziende falliscono e si perdono posti di lavoro. Un ragionamento inaccettabile».
Giovanni Colangelo, procuratore capo di Napoli ha spiegato che «concentrare l'attenzione sul contrasto patrimoniale produce efetti significativi e di più lunga durata» e che la caccia ai tesori dei clan è «uno degli obiettivi della Procura di Napoli che ogni anno effettua ingenti  sequestri di beni con risultati non definitifvamente  soddisfacenti ma sicuramente incoraggianti».
«E' fondamentale - ha spiegato il procuratore capo di Salerno Franco Roberti - la destinazione dei beni confiscati poiché il rischio è sempre quello che possano ritornare alla malvita atrraverso prestanome e aste giudiziarie. Per questo - ha continuato - bisogna evitare finché possibile la vendita dei beni e coltivarne invece l'uspo sociale. E poi occorre evitare che nella destinazione a uso sociale mafiosi possano  tornare in qualche modo. Sarebbe necessario non perdere mai di vista le indagini anche dopo la destinazione dei beni»

I dati emersi dal convegno, forniti all'Agenzia per i beni confiscati in Campania forniscono un quadro chiaro: sono 347 le aziende definitivamente confiscate. Si va dai ristoranti agli hotel, fino a ipermercati, catene di supermarket, bar, sale scommesse, centri benessere, imprese edili, perfino un asilo nido. Gianpaolo Capasso, responsabile della sede di Napoli dell'Agenzia Nazionale per l’amministrazione e destinazione dei Beni  sequestrati e confiscati confiscati alla criminalità organizzata ha spiegato che le imprese si trovano soprattutto a Napoli (180), poi a Caserta (77), Salerno (75), Avellino (10), Benevento (5). Poco meno di un centinaio attendono ancora l'affidamento in gestione, soltanto una decina sono ancora attive.

All'incontro organizzato dall'associazione "Ius et Gestio" ha preso parte anche  Federico Cafiero de Raho, procuratore aggiunto della Dda a Napoli proprio ieri nominato procuratore capo di Reggio Calabria. E' stata dunque anche l'occasione per tracciare a margine del dibattito anche un piccolo bilancio conclusivo della sua intensa attività napoletana: «I risultati straordinari conseguiti negli ultimi anni nel contrasto alla criminalità organizzata - ha spiegato - hanno assicurato alla giustizia le 'articolazioni militari', ma abbiamo lasciato sostanzialmente inalterata la forza della camorra perché la vera camorra, quella che crea pericolo alla società è quella che si muove nell'economia, nelle  pubbliche amministrazioni, nella politica. Proprio per questo - ha aggiunto Cafiero de Raho - l'aggressione ai patrimoni costituisce uno strumento fondamentale per contrastrare la criminalità sul campo».

Il programma dei lavori ha previsto numerosi interventi di saluto istituzionale: da quello di Antonio Bonajuto, presidente della Corte d'Appello di Napoli al presidente del Tribunale di Napoli Carlo Alemi a Vittorio Martusciello, procuratore generale alla Corte d'Appello di Napoli. E ancora: Francesco Caia, presidente del Consiglio dell'Ordine degli  Avvocati di Napoli; Vincenzo Moretta,presidente del Consiglio  dell'Ordine dei Dottori Commercialisti di Napoli e Geppino  Fiorenza referente campano di "Libera".

Francesco Menditto, procuratore capo della Repubblica a Lanciano nella sua relazione ha spiegato l'esperienza nell'ambito dell'aggressione ai beni dei clan nella sua procura, mentre Bruno D'Urso presidente agg. dell'ufficio Gip del Tribunale di Napoli ha relazionato sui compensi per le amministazioni dei beni confiscati. Raffaele Marino, procuratore aggiunto della Repubblica a Torre Annunziata partendo dal racconto sui possenti giri di usura nel Torrese ha spiegato quale sia l'importanza del contrasto ai patrimoni accumulati con le attività illecite.

Nella sessione pomeridiana a partire dalle ore 15, sono previsti gli interventi di Eugenia Del Balzo, presidente della sezione per le applicazione delle misure di prevenzione del Tribunale di Napoli; Raffaello Magi, presidente della sezione per le applicazione delle misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere; Marco Del Gaudio, sostituto procuratore della dda di Napoli; Raffaele Piccirillo, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli; Enrico Tedesco, segretario generale della Fonadzione Polis; Donato Pezzuto e Celeste Giliberti, associati di "Ius e Gestio".

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di Redazione
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