Cronaca / Nera

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Iovine preso dagli uomini di Pisani, il ‘santo scomodo’

Da poliziotta a casalese per arrestare il Ninno


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Da poliziotta a casalese per arrestare il Ninno
19/11/2010, 00:11

NAPOLI – Entrare nel microcosmo di Casal di Principe, vivere tra la gente, mescolarsi tra i residenti, divenire parte di loro. Per arrivare alla primula rossa del clan, per arrestare l’inafferrabile Antonio Iovine, il Ninno, latitante da 14 anni. Un compito impegnativo, difficile, quasi impossibile. Un compito che però è riuscito bene alla poliziotta che, per diversi mesi, è diventata una cittadina di Casal di Principe ed ha stanato Antonio Iovine.

L’arresto del superlatitante del sodalizio dei Casalesi, un passato da delfino del boss Francesco Schiavone detto Sandokan ed un presente da duumviro della camorra casertana, è merito di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine che, per anni, hanno lavorato in silenzio, nell’ombra, tra mille difficoltà. Ma un ruolo chiave l’ha avuto una poliziotta che, per 3 o 4 mesi, è diventata a tutti gli effetti una cittadina di Casal di Principe.

Che Iovine fosse nascosto tra quelle strade, che si rifugiasse in quelle case, era ormai certo. Ma la rete di coperture, unite alle mille precauzioni, lo rendevano ancora troppo lontano. Ancora imprendibile, in quel fazzoletto di terra della provincia casertana. Per arrivare a lui era necessario entrare a Casal di Principe. Non nel comune, ma tra la gente. Confondersi tra i residenti, carpire i discorsi, guardare ogni minimo dettaglio da una prospettiva diversa. Con gli occhi di una persona del luogo. E’ a questo punto che è entrata in gioco la poliziotta che ha cambiato identità. Ha lasciato la divisa nell’armadietto ed è diventata una semplice massaia; ha preso casa a Casal di Principe e, come una persona qualunque, ha vissuto il paese dal di dentro. Andando al lavoro, a fare la spesa, camminando per le strade. In modo da non destare sospetti, da non essere a sua volta osservata come la “forestiera” che attira sempre l’attenzione nelle piccole realtà. Ma sempre pronta a comunicare tutto ad Andrea Curtale, il capo della sezione criminalità organizzata della Squadra Mobile di Napoli.

Piccoletta, carina, giovane, quella poliziotta è riuscita a tenere d’occhio Rosa Cantiello e la figlia Benedetta, le due donne che si occupavano degli spostamenti del boss latitante. Moglie e figlia di Marco Borrata, il muratore incensurato nella cui abitazione da qualche tempo Iovine era ospite fisso a pranzo. Come un’ombra, l’agente non ha staccato loro gli occhi di dosso, studiando i loro movimenti per arrivare al Ninno. Fino a quando, ieri pomeriggio, Benedetta Borrata è andata a prendere Iovine per portarlo nella casa paterna al quarto vicolo Cavour.

Due ore dopo è scattato il blitz. Il latitante fantasma, l’uomo che per quattordici anni era stato sempre un passo avanti agli investigatori, il sanguinario boss della camorra casertana, è finito con le manette ai polsi. Catturato dagli uomini di Vittorio Pisani, il capo della Squadra Mobile. L’enfant prodige della Polizia Italiana, che ora può aggiungere una medaglia alla sua già vastissima collezione, oggi osannato come un santo da quelle stesse persone che, qualche tempo fa, ne richiedevano la rimozione.

Una volta condotto in Questura, ieri sera, Iovine ha tenuto un atteggiamento distaccato. “Non sono il boss che racconta la tv”, ha affermato con un mezzo sorriso. Educato, rispettoso, come lo ha descritto anche il procuratore aggiunto Cafiero de Raho. Iovine, già condannato all’ergastolo, non si è professato del tutto innocente, ma ha cercato di sminuire il proprio ruolo all’interno del sodalizio criminale, di avvalorare la tesi che le accuse nei suoi confronti sono esagerate.



IL COVO DEL BOSS
Nella casa di Borrata, gli investigatori hanno scoperto una stanza riservata solo a Iovine. Negli ultimi tempi l’abitazione, protetta da un sistema di videosorveglianza, era diventata off limits anche ai parenti più stretti del muratore. Un altro campanello d’allarme per gli investigatori. Nella stanza del Ninno è stato ritrovato un computer, il cui hard disk è stato duplicato ed è al vaglio degli esperti delle forze dell’ordine, alla ricerca di files che potrebbero aiutare le indagini; gli stessi accertamenti sono in corso sui biglietti ritrovati nel covo, contenenti cifre e nomi. Non è stato invece ritrovato nessun telefono cellulare: le pochissime volte che Iovine ne ha usato uno, ritengono gli inquirenti, il boss lo ha fatto per pochissimo tempo ed ha distrutto la sim subito dopo.

Gli investigatori della squadra mobile, coordinati dai pm della Dda di Napoli Antonello Ardituro e Alessandro Milita, stanno lavorando anche sulla rete di coperture che ha protetto il superlatitante in questi anni. Pochi i dubbi sui luoghi in cui si nascondeva: il boss sarebbe stato quasi sempre tra Casal di Principe e San Cipriano d’Aversa, sua città natale. Si sarebbe spostato solo per alcune brevi trasferte in Emilia e in Toscana ed in Francia.

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di Nico Falco
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