Cronaca / Giudiziaria

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Inchiesta Maugeri: “Avevo validi referenti politici a Roma”

Daccò: annullato il carcere per il caso del San Raffaele

Per la Cassazione è necessario un nuovo esame in Tribunale

Daccò: annullato il carcere per il caso del San Raffaele
26/04/2012, 19:04

MILANO - La Cassazione ha disposto un nuovo esame nei confronti di Pierangelo Daccò, arrestato nell’ambito del crac del San Raffaele di Milano. Per i giudici della Suprema Corte, infatti, non è stato provato se Daccò fosse a conoscenza dello stato di crisi finanziaria in cui versava il San Raffaele, oppure no. E’ per queste ragioni che la Cassazione ha deciso di annullare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, disponendo un nuovo esame davanti al Tribunale di Milano, che possa essere più “approfondito” e fare “maggiore chiarezza”. Secondo la Cassazione, infatti, deve essere “approfondito” l’aspetto, “che non risulta concretamente sviluppato dai giudici del merito”, sulla “esistenza del dolo del concorrente estraneus”, ossia di Daccò, nel delitto “di bancarotta fraudolenta per distrazione”. Il procacciatore d’affari era finito in carcere proprio per bancarotta fraudolenta in relazione al crac del San Raffaele. Inseguito è stato poi destinatario di altre due misure: una per associazione a delinquere e un’altra nell’ambito dell’inchiesta con al centro la Fondazione Maugeri.

IL CASO DELLA FONDAZIONE MAUGERI
Pierangelo Daccò aveva referenti importanti a Roma e quando aveva bisogno poteva rivolgersi a loro. A spiegarlo è stato lui stesso, durante l’interrogatorio dello scorso 17 aprile davanti al gip Vincenzo Tutinelli e ai pm milanesi Laura Pedio e Antonio Pastore, titolari dell’indagine con al centro la Fondazione Maugeri. Daccò, che si è visto recapitare una nuova ordinanza di custodia cautelare per le vicende che coinvolgono l’ente che ha sede a Pavia, ha spiegato: “Io non avevo necessità del ministero, perchè il ministero a livello centrale (...) sulle Regioni poco conta. E quando avevo bisogno di qualcuno, avevo referenti politici importanti a Roma e potevo rivolgermi a loro”. Rispondendo al gip Tutinelli, Daccò ha aggiunto: “In particolare, negli ultimi anni, adesso purtroppo è andato in cielo anche lui, era il senatore Comincioli del Pdl (...) e altri, avevo Miccichè, che è un amico; Pippo Fallica, che è un altro amico”. Questi ultimi due “assieme a Cammarata e Cuffaro”, ha spiegato ancora l’uomo d'affari, erano i suoi punti di riferimento per “gli affari in Sicilia”.

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di Antonio Formisano
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