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I vescovi esternano le loro perplessità sulla riforma

Dal Vaticano:"Il federalismo fiscale fallirà miseramente"


Dal Vaticano:'Il federalismo fiscale fallirà miseramente'
10/05/2010, 21:05

CITTA' DEL VATICANO - Per la Cei il federalismo come concetto di base non è assolutamente condannabile; anche perchè "previsto tra l'altro dalla Costituzione". Il nocciolo dell'intricata questione, però, riguarda "il modo di vivere la solidarietà all'interno del paese". In occasione delle "Settimane Sociali", lo storico appuntamento del cattolicesimo italiano che si celebrerà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre, i vescovi del bel paese approfittano per diffondere un documento prepaparatorio dell'evento all'interno del quale vengono espresse critiche e forti perplessità riguardo il sistema di federalismo fiscale concepito nella riforma da poco approvata.
Per il Vaticano, infatti, il sistema fiscale rappresenta "l'architrave" della Nazione e, così come concepito dai federalisti di stampo leghista, non farebbe altro che favorire ulteriormente il centralismo; ottenendo dunque l'effetto contrario che ci si aspetta e cioè il rilancio del principio di sussidiarietà e delle autonomie territoriali. Con efficacia, il testo presentato nelle sede di Radio Vaticana dal presidente del comitato organizzatore delle Settimane sociali monsignor Arrigo Miglio, precisa difatti che si ha "a che fare con politiche di riforma caratterizzate da elementi di incertezza a metà strada tra un funzionale compromesso fra principi di uguale valore e la produzione di decisioni-manifesto, spendibili sul piano del consenso ma fragili sul piano dell'architettura istituzionale e del tasso reale di innovazione". Per la Cei è quindi opportuno tenere in stretta considerazione "i dualismi" del paese ed evitare ad ogni costo "forme perverse" di riforma e un "federalismo d'abbandono" di matrice darwiniana in cui il più forte diventa sempre più potente e i deboli sempre più fragili. Evitare, in altri termini, l'individualismo avido ed egoistico tanto caro alla Lega Nord e sbandierato con vigore ossessivo durante la campagna elettorale.
Il pericolo di mescolare propaganda becera ad interventi amministrativi potenzialmente devastanti c'è ed è anche decisamente elevato. Anche per tale ragione gli alti prelati si dicono disponibili ad intraprendere un cammino di riforma fiscale in ambito federalista che sia condiviso (e magari supervisionato) per non favorire ulteriormente il divario tra Nord e Sud d'Italia. In ultimo, come si legge anche sul Corriere della Sera, il documento fa riferimento anche all'immigrazione ricordando che "Il riconoscimento della cittadinanza da parte dello Stato italiano è solo una condizione, certo necessaria ma non sufficiente, per una piena interazione/integrazione delle seconde generazioni nella società italiana" e che "riconoscere e far rispettare i diritti dei figli dell'immigrazione è infatti una responsabilità collettiva che investe tutte le istituzioni e tutti gli individui".

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di Germano Milite
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