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Smentito Spatuzza, Berlusconi e Ghedini urlano alla congiura

D'Alema: "Capomafia non può confermare un pentito"


D'Alema: 'Capomafia non può confermare un pentito'
11/12/2009, 18:12

ROMA – Ascoltati dalla Corte di Appello di Palermo, Filippo Graviano, Giuseppe Graviano e Cosimo Lo Nigro hanno smentito quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza sui rapporti tra mafia, Dell’Utri e Berlusconi. Mentre il premier (ed il suo avvocato) gongolano e gridano alla messinscena, però, D’Alema puntualizza: non sorprende che un mafioso dia del bugiardo ad un pentito.
Silvio Berlusconi si è detto “sdegnato” per le accuse di Gaspare Spatuzza, ed ha parlato senza mezzi termini di “operazione infame” commentando la deposizione del boss mafioso Filippo Graviano, nell’ambito del processo a carico del senatore Marcello Dell’Utri per concorso in associazione mafiosa. Dichiarazioni perfettamente in linea con quelle ascoltate nei giorni scorsi, quando qualcuno si era spinto ad azzardare che si trattasse in realtà di un piano della stessa mafia per danneggiare il governo che ha fatto di più nella lotta alla criminalità organizzata.
Niccolo’ Ghedini, legale di Berlusconi, pone l’attenzione sull’impossibilità di considerare Spatuzza affidabile, alla luce delle smentite arrivate dai mafiosi sulle sue dichiarazioni. Commentando le dichiarazioni dei Graviano e di Lo Nigro, afferma che “ciò appalesa con grande forza la straordinaria gravità della campagna mediatica che è stata costruita ad arte da alcuni giornali e da alcune trasmissioni in cui si sono, con tecnica palesemente diffamatoria, ricostruiti fatti mai accaduti in modo a dir poco fantasioso e sconnesso da ogni realtà logica”. Ghedini ritorna poi sullo “sputtanamento del Paese” di cui aveva parlato anche Berlusconi, spiegando che le accuse al premier “sono state amplificate in tutto il mondo con grave nocumento dell’immagine del Paese e senza che vi fosse la doverosa reazione da parte di tutti a difesa della istituzione che rappresenta il presidente del Consiglio”. Un sistema, ha concluso Ghedini, in cui si fanno “violenti attacchi alle istituzioni” e con i quali “si cerca di utilizzare la via giudiziaria per scardinare il voto popolare”.
Sulla questione è intervenuto, ponderato ma pungente come al solito, anche Massimo D’Alema. Il presidente della Fondazione Italianieuropei ha sottolineato una enorme differenza del ruolo con cui si sono presentati davanti ai pm i Graviano e Spatuzza. Baffetto di Ferro ha infatti fatto notare che Gaspare Spatuzza è un collaboratore di giustizia, un pentito, mentre Filippo Graviano, pur essendo in carcere, non ha mai affermato di voler collaborare con la giustizia. Era quindi prevedibile che le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia venissero smentite da un boss. Con questo, ha precisato D’Alema, non si intende che le dichiarazioni di Spatuzza siano obbligatoriamente veritiere, ma si pone un altro interrogativo: le parole di Graviano rendono veramente inaffidabile il collaboratore di giustizia?
“Spetta ai magistrati accertare il pentimento, - ha detto D’Alema, - ma se un pentito fa una rivelazione sul capo mafia è difficile che l’altro lo confermi. Graviano è un capomafia che non collabora con lo Stato”. La smentita di Filippo Graviano, quindi, “non è la prova che la giustizia non funziona”.

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di Nico Falco
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