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DDA, 3 ordini di carcerazione per affiliati al clan "Fabbrocino"


DDA, 3 ordini di carcerazione per affiliati al clan 'Fabbrocino'
18/06/2012, 16:06

Nel mattinata di oggi i militari della Compagnia Carabinieri di Torre Annunziata e della Stazione Carabinieri di Ottaviano hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.i.p. presso il Tribunale di Napoli - su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia-, nei confronti di  CALIENDO Giovanni, COZZOLINO Francesco, e CALIENDO Giuseppe, tutti di San Giuseppe Vesuviano, attualmente detenuti. L'accusa mossa agli indagati è quella di concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il "clan Fabbrocino" storicamente prevalente in Ottaviano area interessata dai fatti. Gli episodi in contestazione attengono ad una imposizione protrattasi per oltre dieci anni (gli episodi sono relativi al periodo dal 2001 al 20Il) a carico di un imprenditore di Ottaviano per il "mantenimento dei carcerati" ed in cambio della "autorizzazione" del "clan" ad esercitare l'attività di impresa. L'estorsione si è concretizzata nel pagamento di una rata mensile aumentata significativamente nel corso del tempo dalle iniziali lire 700.000 alla somma finale di 2.000 €. La vicenda in esame assume un valore estremamente simbolico con riguardo alla storia del "clan Fabbrocino", perché vede fra i suoi responsabili più generazioni di affiliati, che si sono succedute trasmettendosi la staffetta nell' attività illegale. Il primo dei responsabili delle imposizioni illecite è Bonavita Luigi Antonio, inteso o 'parigino, storico referente del "clan" nel periodo a cavallo fra la fine degli anni '90 e l'ottobre 2004, data della sua "scomparsa" da ritenersi (conformemente alla lettura resa da provvedimenti giudiziali) un "regolamento di conti" all'interno del "clan" stesso che non vedeva di buon occhio la sua ascesa all'interno dell'organizzazione criminale. Successivamente alla scomparsa del "parigino ", la gestione dell' estorsione veniva assunta dagli indagati Caliendo Giuseppe -detto "a zuzzella" - e Cozzolino Francesco, quest'ultimo cognato di Bifulco Biagio, altro storico esponente del "clan Fabbrocino". Al momento dell'arresto del Caliendo Giuseppe (successivamente condannato dal Tribunale di NoIa proprio per la sua partecipazione ad una articolazione del "clan Fabbrocino" e per questo motivo attualmente detenuto), avveniva l'ulteriore passaggio di testimone a favore del figlio di questi Caliendo Giovanni che proseguiva nell' opera del padre, intensificando la pressione sulla persona offesa. La ricostruzione compiuta dei fatti e la precisa individuazione del ruolo avuto da ciascuno degli indagati sono state possibili grazie alla coraggiosa collaborazione della persona offesa, resa in un contesto territoriale quale quello di Ottaviano che, proprio in virtù dell'asfissiante giogo camorristico imposto dal "clan Fabbrocino", è praticamente privo di denunce o di altra forma di collaborazione con le autorità inquirenti. Peraltro, ad indurre l'imprenditore al venire meno all'obbligo mafioso della omertà ha contribuito certamente la circostanza -in un momento di tensione con gli estorsori che gli volevano imporre un ulteriore, intollerabile aumento della tangente estorsiva- di subire una rapina in pieno giorno, avvenuta ad opera di soggetti allo stato non identificati, solo dieci minuti dopo che l'indagato Caliendo Giovanni si era presentato presso il suo esercizio per indudo all'ulteriore aumento della rata estorsiva. L'accaduto, negazione del concetto stesso di "protezione" che ogni associazione mafiosa propone e garantisce alle sue vittime in cambio delle periodiche dazioni di danaro, si colloca come plastica rappresentazione della volontà di potere del "clan" sul territorio e come forma di ulteriore intimidazione nei confronti delle persone offese, intimidazione che, almeno in questo caso, non ha impedito l'accertamento dei fatti e la persecuzione dei reati commessi dall' associazione camorristica.

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di Fabio Iacolare
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