Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Il vicesindaco:"Ricatto alle istituzioni non ammissibile"

De Corato su esplusione immigrati:"Stessa fermezza a Milano"


De Corato su esplusione immigrati:'Stessa fermezza a Milano'
18/11/2010, 20:11

MILANO - Dopo l'espulsione decisa per i due egiziani che hanno lanciato la oramai nota protesta di Brescia, il vicesindaco di Milano nonchè assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato si dimostra soddisfatto e minaccia simili provvedimenti anche nel capoluogo lombardo:"L'espulsione, una gia' avvenuta, dei due egiziani che hanno capeggiato la protesta degli immigrati, riafferma il principio della legalita' e lancia un messaggio importante: il ricatto alle Istituzioni non puo' e non deve pagare. A questo punto auspico che, dopo le opportune valutazioni, la stessa fermezza sia applicata nei confronti degli altri clandestini che hanno protestato in via Imbonati".
Con tono infastidito, De Corato incalza ed osserva:"l'Italia ha leggi chiare in materia di immigrazione, a partire dalla Bossi-Fini, e ha approvato una normativa per regolarizzare colf e badanti con precisi termini e scadenze, al settembre 2009. Ora non e' certo salendo sulle gru o occupando fabbriche che si possono inventare nuove regole e chiedere una sanatoria per tutti i 150mila clandestini della Lombardia o i 50 mila di Milano".
Per tale motivo, precisa il vicesindaco riferendosi proprio alla "sua" città:"Non e' certo con sistemi piu' o meno eclatanti, sit-in o teatri notturni, come quello allestito in via Imbonati, che si puo' pensare di ricattare lo Stato". Assolutamente giusta, quindi, "la decisione di espellere questi due egiziani, perche' dopo la prolungata protesta degli immigrati il rischio di emulazione era dietro l'angolo".
Per De Corato, in conclusione, "Il copione e' sempre lo stesso: centri sociali in prima fila contro le Istituzioni, ad alzare la tensione e seminare zizzania".
L'assessore però dimentica di citare nel solito copione lo sfruttamente perpetuo di cui soffrono gli extracomunitari i di cui godono datori di lavoro italiani ed impuniti.
L'assessore però imentica che non servono i centri sociali per ricordare che chi va via dalla propria terra lo fa perchè costretto e non perchè desideroso di una vacanza. L'assessore dimentica, o forse fa finta di non sapere, che gli immigrati presenti in Italia non sono soltanto colf e badanti ma anche operai, manovali e lavoratori senza il minimo diritto e la minima tutela. Una protesta eclatante, come intuibile, non nasce certo da semplici strumentalizzazioni politiche ma da una situazione di concreta e pressante esasperazione. "Non abbiamo più niente da perdere", gridava uno degli "ospiti" della gru ieri sera ed è solo questa condizione che spinge le persone a simili forme di protesta; strano che il vicesindaco di una città multi-etnica come milano non lo sappia; altrettanto strano che nessuno glielo faccia notare.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©