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Monti da Napolitano: due soli articoli per far riaprire l’ac

Decreto Salva-Ilva, riaperto Stabilimento


Nella foto l'assemblea dei lavoratori dinnanzi all'Ilva di Taranto
Nella foto l'assemblea dei lavoratori dinnanzi all'Ilva di Taranto
29/11/2012, 18:45

TARANTO – Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, e quello dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, hanno presentato la prima bozza del decreto Salva-Ilva. Decreto che il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha illustrato al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, con il quale ha discusso le complesse vicende dello stabilimento siderurgico di Taranto. Il decreto elaborato da Passera e Clini e composto da due soli articoli, in modo da rendere possibile la riapertura dell’acciaieria.
Per tutto il giorno, da ex ministri del governo Berlusconi, come Renato Brunetta, a esponenti del Pd, hanno invocato un intervento del governo per scongiurare l’ipotesi annunciata dalla direzione dell’Ilva, della chiusura delle aziende del gruppo Riva, partendo dallo stabilimento di Taranto. 
La premessa della bozza del decreto legge è il riferimento al rilascio all’Ilva, avvenuto il 26 ottobre scorso, dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). “Considerato che la continuità del funzionamento produttivo dello stabilimento siderurgico Ilva costituisce una priorità strategica di interesse nazionale, in considerazione dei prevalenti profili di ordine pubblico, di salvaguardia dei livelli occupazionali, di protezione dell’ambiente e della salute; ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di emanare disposizioni per assicurare la piena attuazione delle disposizioni della sopracitata Autorizzazione. Considerato (infine) che la continuità del funzionamento produttivo dello stabilimento siderurgico Ilva costituisce una priorità strategica di interesse nazionale, in considerazione dei prevalenti profili di ordine pubblico, di salvaguardia dei livelli occupazionali, di protezione dell’ambiente e della salute”. 
Il governo ha così emanato un decreto legge tenendo conto di tutto questo.
Nel primo articolo, il dispositivo recita: “Per ventiquattro mesi, a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto, il provvedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciato in data 26 ottobre 2012 alla società Ilva, da considerarsi parte integrante del presente decreto, esplica in ogni caso effetto. Per conseguenza, nei limiti consentiti dal provvedimento di cui al presente comma, a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto è in ogni caso autorizzata la prosecuzione dell’attività nel stabilimento della società Ilva di Taranto, per tutta la durata stabilita al periodo precedente, salvo che sia riscontrata l’inosservanza anche ad una sola della prescrizioni impartite nel provvedimento stesso”.
Dunque, l’Aia viene assunta nel decreto legge che, in questo modo, autorizza la produzione dello stabilimento.
Precisamente, viene neutralizzata l’ordinanza di sequestro degli impianti e del prodotto dell’Ilva. Il secondo articolo recita invece: “Durante il periodo di tempo di cui all’art. 1, la responsabilità della conduzione degli impianti dello stabilimento Ilva di Taranto resta, anche ai fini dell’osservanza di ogni obbligo, di legge o disposto in via amministrativa, inerente il controllo delle emissioni, imputabile esclusivamente all’impresa titolare dell’autorizzazione all’esercizio degli stessi, sotto il controllo dell’autorità amministrativa competente, che, alla scadenza, previa verifica dell’integrale osservanza degli obblighi di cui sopra, procede entro 15 gg. alla conferma o alla revoca del provvedimento di autorizzazione integrata ambientale di cui al presente articolo, con ogni conseguenza prevista dalla normativa vigente”.
Questo significa che i custodi giudiziari tornano a casa, che l’Ilva ottiene l’uso degli impianti perché il sequestro giudiziario nei fatti è abolito.

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di Erika Noschese
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