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Delitti di camorra del 2005, arrivano i fermi


Delitti di camorra del 2005, arrivano i fermi
13/03/2014, 13:43

AFRAGOLA (NA) - Fermati mandati ed esecutori di due omicidi di camorra avvenuti nel febbraio del 2005. Nella giornata di ieri i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno notificato un decreto di fermo nei confronti di Michele Puzio, 50 anni, Giuseppe Angelino, 62, Salvatore Barbato, 48, tutti ritenuti dagli investigatori esponenti di rilievo del clan Moccia di Afragola, area a nord di Napoli. Per loro le accuse mosse sono di aver ucciso Mario Pezzella e Ciro Villanova, soggetti legati, sempre secondo quanto accertato dalle investigazioni dei militari, al sodalizio criminale operante nella zona di Cardito, altro comune dell’ hinterland partenopeo. Dalle stesse indagini è emerso che i due omicidi furono commessi perché le vittime non avevano versato nelle casse del clan Moccia una somma di denaro proveniente dalle estorsioni raccolte nella zona di loro competenza. Il primo ad essere giustiziato fu Mario Pezzella, sparato mentre pranzava con alcuni conoscenti. Per questo omicidio sono stai condannati Domenico La Montagna, capo zona dell’ area afragolese, ed il suo braccio destro, Roberto Fermo, il quale è ora divenuto da qualche tempo collaboratore di giustizia. Due giorni dopo si verificò l’ uccisione di Villanova, il cui cadavere non è mai stato ritrovato. I pentiti hanno raccontato che il cadavere fu sigillato in un bidone e fatto sparire. L’ omicidio è rimasto insoluto ma nelle ultime ora è arrivata la svolta, grazie alla febbrile attività degli inquirenti la quale ha avuto un forte impulso dopo i ritrovamenti di 3 cadaveri carbonizzati nelle ultime settimane. Tra questi vi è quello di Aniello Ambrosio, ritenuto coinvolto nell’ omicidio Pezzella. I carabinieri hanno scoperto che, all’ epoca dei fatti di cui si parla, il clan Moccia aveva esteso le estorsioni anche nei comuni limitrofi di Frattamaggiore e Cardito. Un’ area questa, in cui già era operante il gruppo facente capo a  Mario Pezzella e suo fratello Francesco. Dunque, spiegano gli investigatori, i Pezzella si sarebbero rifiutati di dividere la “torta” con il gruppo afragolese. Tanto per decretare l’ eliminazione fisica dei disobbedienti. 

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di Giovanni Concas
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