Cronaca / Nera

Commenta Stampa

Busco sott'accusa. "Non c'erano forzature alla porta"

Delitto di via Poma, il pm: "Fu l'ex ad uccidere Simonetta"


Delitto di via Poma, il pm: 'Fu l'ex ad uccidere Simonetta'
21/12/2010, 19:12

ROMA - Ormai sembra quasi una certezza, quel teorema formulato dall’accusa che farebbe diradare una volta per tutte le nebbie da quello che è uno dei gialli italiani degli ultimi vent’anni. "L'aggressore di Simonetta non è stato un estraneo, ma l'amato Raniero". Poche, dure parole che durante la requisitoria pronuncia il  pm Ilaria Calò al processo che vede Raniero Busco accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà per la morte dell'ex fidanzata Simonetta Cesaroni. L'impiegata uccisa con 29 coltellate il 7 agosto 1990, negli uffici romani dell'associazione degli Ostelli della gioventù, in via Carlo Poma, a Roma, sarebbe stata dunque ammazzata dal suo ex. La minuziosa ricostruzione delle tesi dell'accusa ha portato alla necessità espressa dalla III Corte d'assise della capitale di 'spezzare' in due la discussione, fissando per il 7 gennaio l'udienza nella quale saranno illustrate le prove scientifiche e l'esito delle valutazione di ipotesi investigative alternative che nel tempo sono affiorate. Subito dopo, la richiesta conclusiva nei confronti dell'imputato Busco.
Secondo il pubblico ministero, il filo rosso che conduce a Raniero Busco passa per "l'assenza di forzature alla porta dell'ufficio di via Poma che è stata aperta dalla Cesaroni visto che l'aggressore era una persona a lei nota; la vittima si è appartata con l'assassino nell'unica stanza con le tapparella abbassate; le scarpe della ragazza erano ordinatamente messe da una parte e il corpetto era sbottonato con cura, non strappato; la mancanza di tracce di colluttazione; l'assenza di lesioni da difesa sul corpo della vittima". 
La Calò ha ricostruito poi la dinamica del delitto indicando in Busco il responsabile per l'assenza di reazione della Cesaroni: "All'inizio non si è difesa perchè stava iniziando un rapporto sessuale consenziente" ha detto, "poi perchè tramortita da uno schiaffo ricevuto al volto. Una reazione dopo che Busco la morde al seno: la ragazza impugna un tagliacarte e lui reagisce prima appunto colpendola con uno schiaffo e dopo averla tramortita lui infierisce con il tagliacarte".
Già nel 2004 avrebbe manifestato propositi suicidi Pietrino Vanacore, l'ex portiere dello stabile di via Poma, che si è tolto la vita il 10 marzo scorso gettandosi nel mare di Monacizzo dove abitava, due giorni prima di deporre come testimone proprio nel processo per la morte della giovane. Lo ha detto il pm Ilaria Calò nel corso della sua requisitoria facendo riferimento a una intercettazione ambientale fatta nell'auto di Vanacore nell'autunno di sei anni fa quando gli organi di stampa tornarono a fare, per l'ennesima volta, il nome del portiere indicato come principale sospettato della morte della ragazza. 
Vanacore, invece, "non aveva alcun fondato rischio processuale" ha aggiunto il magistrato. "Le più avanzate tecnologie infatti avevano escluso con certezza e definitivamente qualsiasi sua responsabilità nel delitto e anche l'ipotesi di un eventuale favoreggiamento era ormai prescritta. Nonostante ciò la pressione subita ha avuto il sopravvento e concorso alla decisione di suicidarsi".

Commenta Stampa
di Davide Gambardella
Riproduzione riservata ©