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L’appello di un imprenditore che si è ribellato al pizzo

Denuncia il racket, gli tolgono la scorta


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Denuncia il racket, gli tolgono la scorta
01/02/2010, 15:02

TORRE ANNUNZIATA - Grazie alle sue rivelazioni le forze dell’ordine e la magistratura riuscirono ad arrestare e processare alcuni dei più feroci esponenti di clan camorristici dediti al giro delle estorsioni. Ma lo Stato sembra essersi dimenticato di questo eroe. Questa che cerchiamo di raccontarvi è la storia di Davide Imberbe, imprenditore del settore alimentare che si è opposto al pizzo denunciando i suoi strozzini. Il pizzo è una delle piaghe che affliggono il territorio campano. Sono tanti i commercianti che sono costretti a pagare ingenti somme di denaro per continuare tranquilli le proprie attività. Tra questi c’era anche l’attività del signore Imberbe. Infatti come tanti commercianti lui era costretto a versare il denaro ad un clan camorristico. Ma un giorno decide di mettere termine a questa  ingiustizia. Una decisione scaturita in seguito alle aggressioni subite da suo padre che nonostante fosse disabile fu picchiato da alcuni uomini di malaffare.
Tanto è bastato per far rinsavire Davide Imberbe e rivolgersi al suo legale e denunciare tutto alla Procura della Repubblica di Napoli. Grazie alle sue rivelazioni esponenti dei più importanti clan del napoletano come i Mazzarella, i Vollaro e i Sarno sono finiti dietro le sbarre. Ma la camorra ha la memoria lunga e la paura rimane sempre.
Inizialmente a causa della sua collaborazione con gli inquirenti Imberbe fu inserito nel programma speciale di protezione e gli fu assegnata un’auto blindata con una scorta. Ma terminati i processi a carico degli estorsori per proteggere l’imprenditore coraggioso gli sono stati assegnati una utilitaria ed un autista. Una misura del tutto inadeguata al rischio che corre Imberbe. Infatti ultimamente l’auto su cui viaggiava è stata trivellata di colpi d’arma da fuoco e le minaccia ai suoi esercizi commerciali sono continue.
Grazie al suo avvocato il penalista torrese Antonio Cirillo ha notificato un esposto alle autorità competenti ma fino a questo momento le risposte tardano a venire.
<<Il Prefetto di Napoli Alessandro Pansa ci ha ricevuti ben due volte – ha affermato Cirillo – ha detto che avrebbe inviato la relazione al Ministero degli Interni ma fin ora non abbiamo avuto nessun cambiamento. Fino a che il mio assistito era utile allo Stato ci sono state protezioni adeguate ma ora che le indagini e i processi sono conclusi non è più utile e viene lasciato solo>>.
<<Se non verranno presi provvedimenti sarò costretto ad andarmene e la mia azienda finirà nelle mani della camorra- ha detto Imberbe – ho paura per me e i miei familiari, io non vivo più tranquillo. Mi appello alle autorità competenti affinché non si dica che sia troppo tardi>>

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di Mario Aurilia
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