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Territorialità della pena nel processo educativo

Detenuti: l’ importanza di scontare la pena nella città d’ origine

Ridurre i disagi a detenuti e familiari

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Detenuti: l’ importanza di scontare la pena nella città d’ origine
03/10/2011, 13:10

NAPOLI – Territorialità della pena, in tre parole garantire al detenuto di espiare la sua condanna nella propria città di residenza o almeno nelle zone limitrofe. Questo il tema che ha tenuto banco durante il convegno patrocinato dalla Regione Campania. Tra coloro che hanno partecipato: Paolo Romano Presidente del Consiglio Regonale, Adriana Tocco Garante detenuti Regione Campania, l'Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli Sergio D' Angelo e l' Avvocato Riccardo Polidoro Presidente associazione "il carcere possibile"; con i relatori si è affrontata la discussione inerente a quanto sia importante l’ aspetto territoriale non solo per il detenuto stesso ma anche e soprattutto per la propria famiglia, sulla quale pesa l’ onere di non far perdere i contatti con gli affetti e la vita sociale al congiunto recluso, che una volta scontata la pena ritroverà. Premettendo che parliamo di detenuti comuni, che spesso si avviano a delinquere per necessità e non di criminali come camorristi o mafiosi, al loro disagio si unisce proprio quello dei familiari che magari non avendo la sostanza economica necessaria per recarsi in un'altra città, per rendere visita al carcerato rimandano questo a periodi sempre più diradati tra di loro, sortendo un involontario incattivimento del recluso stesso, che una volta uscito di galera, potrebbe interagire con la società nel modo non auspicato. Della territorialità della pena ne parliamo come di un atto caritatevole nei confronti del detenuto, dimenticando che parliamo di un “DIRITTO” sancito dalla Legge n. 354 del 26 luglio 1974, che in sintesi dice che al detenuto deve essere riservato un trattamento rieducativo che tenda, anche i contatti con l’ ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Quindi selezionati i casi basterebbe semplicemente applicare la legge. Nonostante ci siano tante iniziative per il reinserimento dei detenuti, non si fa mai abbastanza, ma per fortuna ci sono le eccezioni come la cooperativa “le lazzarelle” che opera all’ interno del carcere femminile di Pozzuoli, dove le donne recluse si occupano della produzione di caffè partendo dalla tostatura fino alla distribuzione. Oltre alla bevanda napoletana la cooperativa si occupa anche di catering offrendo oltre che reinserimento nel lavoro anche la possibilità di svolgerlo al di fuori delle mura circondariali, anche se solo per un giorno. Di fatti è loro il coffee break offerto durante la conferenza, esempi tangibile di cosa voglia essere il reintegro sociale e al mondo del lavoro.

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di Antonio Sarracino
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